Sant’Angeletti benedice la Jesina: “Cinque gol dopo aver rotto la caviglia, desidero tornare in D”

ECCELLENZA – Il classe 2005 si fece male con il Castelfidardo. Ripartito dal Carotti. Le giovanili alla Spal: “Antenucci fonte d’ispirazione, il più forte affrontato è Pio Esposito”

Era un crocevia fondamentale per la stagione di entrambe e alla fine a esultare è stata la Jesina che domenica scorsa ha fatto suo lo scontro diretto del Polisportivo inguaiando la Civitanovese. Una vittoria, la prima in stagione, lontano dal fortino del Carotti che ha permesso ai leoncelli di rimanere fuori dall’inferno della zona play-out. Con l’attaccante Tommaso Angeletti, autore del suo quinto sigillo in stagione con un’acrobazia che ha rotto l’equilibrio, abbiamo ripercorso il quarto risultato utile in altrettanti scontri diretti della Jesina:

“Sapevamo che sarebbe stata una partita difficilissima, ma soprattutto decisiva, perché a due giornate dal termine ci era rimasto questo scontro diretto dopo i tre precedenti, dove potevamo secondo me raccogliere qualche punto in più. Siamo riusciti a fare la nostra prima vittoria fuori casa nel momento più importante. Sappiamo però che mancano altre due partite. A livello personale il goal è stato molto importante. Mi sono trovato la palla lì e non ci ho pensato due volte a fare la rovesciata. È stato tutto istintivo”. Dopo un grave infortunio che lo ha costretto lo scorso anno a saltare tutta la seconda parte di stagione, in estate il valido centravanti classe 05′ che vanta un passato anche nel settore giovanile della Spal ha deciso di sposare il progetto della società del presidente Chiariotti: ” È stato molto difficile perché sono arrivato a gennaio a Castelfidardo e appena dopo una settimana mi sono rotto la caviglia in allenamento. Sono tornato direttamente a luglio di quest’anno. Mentalmente non è stato semplice. Ho scelto la Jesina perché è una grande piazza e il direttore Falcioni mi aveva convinto. La Spal è stata casa mia perché sono arrivato lì a 14 anni e sono andato via a 19. Devo tutto a loro. All’inizio non è stato facile ambientarmi, ma poi sono stato molto bene con gli altri ragazzi. Il più forte con cui ho giocato è Mirko Antenucci. È stata una fonte di ispirazione. Quello più forte affrontato, dico Pio Esposito, e già nelle giovanili si vedeva che era forte. Ferrara è una piazza storica. I tifosi sono caldi. Mi dispiace per il fallimento perché la città non se lo meritava”.

Una stagione partita in sordina e con delle difficoltà per i leoncelli che però poi con l’avvento in panchina di Giuseppe Puddu hanno trovato pian piano la quadra, crescendo e venendo fuori alla distanza: ” Il mister è un po’ l’artefice del nostro campionato. È arrivato dopo cinque-sei giornate dove avevamo fatto un solo punto. Ma soprattutto fisicamente e mentalmente non eravamo molto preparati e si respirava un’aria non bellissima. Ci ha messo subito a nostro agio e ci ha rimesso in carreggiata fisicamente. Da lì in poi abbiamo fatto buoni risultati. Il campionato è stato condizionato dall’inizio, chissà se avessimo iniziato nel migliore dei modi. Considerando l’inizio però, abbiamo fatto un ottimo lavoro e speriamo di concludere in bellezza con la salvezza”.

Ora per la Jesina due finali per raggiungere la salvezza diretta contro l’Osimana domenica al Carotti e poi per chiudere in trasferta a Urbino: “Le prossime due gare sono decisive, soprattutto domenica contro l’Osimana, che è una partita sentita davanti ai nostri tifosi. È la terza volta in stagione che ci affrontiamo dopo la Coppa Italia”. In chiusura: “ Dopo l’inizio tutti ci davano retrocessi e raggiungere la salvezza sarebbe una vittoria sia per noi giocatori che per il mister. Futuro? A livello personale il mio desiderio è tornare a giocare in D. Ma dipenderà tutto da me”.

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