Pronto Soccorso trafugato: “Un luogo di cura non può diventare bersaglio”

A San Benedetto spariscono effetti personali e soldi, il rammarico della direttrice Petrelli

di Fulvia De Santis

All’ospedale Madonna del Soccorso di San Benedetto del Tronto torna alta l’attenzione sulla sicurezza dopo il furto avvenuto all’interno del pronto soccorso, un episodio che la direttrice del reparto, Giuseppina Petrelli, ha deciso di denunciare formalmente alle autorità competenti. Il fatto, avvenuto un mese fa circa ma emerso solo successivamente, ha colpito spogliatoi e uffici del personale sanitario, con la sottrazione di effetti personali e denaro contante.

La direttrice ha spiegato come il pronto soccorso rappresenti un luogo particolarmente delicato: è un posto di sofferenza, dove arrivano pazienti in condizioni acute e familiari sotto forte stress, sottolineando che dovrebbe essere percepito come uno spazio sicuro, un punto di riferimento in momenti di difficoltà. Tuttavia, nonostante le misure adottate, tra cui la presenza di un posto di polizia interno considerato efficiente, l’episodio dimostra come anche contesti così sensibili possano essere vulnerabili.

Secondo quanto riferito, il furto sarebbe stato messo a segno da una persona che ha agito con modalità mirate, approfittando di un breve momento favorevole. Probabilmente si tratta di qualcuno che conosce i movimenti e che ha studiato i tempi, ha aggiunto la direttrice, evidenziando come l’autore sia riuscito a muoversi nei corridoi individuando i punti più esposti. Non si esclude che abbia osservato in anticipo le abitudini del personale e degli operatori di sicurezza.

Le indagini sono in corso e potrebbero trovare un contributo decisivo nelle immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella struttura. Gli investigatori stanno analizzando i filmati per ricostruire con precisione quanto accaduto e risalire all’identità del responsabile.

L’episodio, inoltre, non sarebbe isolato. Dalle informazioni emerse, situazioni analoghe si sarebbero già verificate in altri reparti, circostanza che rafforza l’ipotesi di un’azione non occasionale. Se queste situazioni fossero state segnalate prima, forse si sarebbe potuto prestare maggiore attenzione, è stato osservato.

La stessa Petrelli ha sottolineato come, nonostante l’organizzazione e gli sforzi messi in campo per garantire sicurezza, chi ha agito potrebbe aver approfittato di pochi minuti di scopertura: evidentemente queste persone sono professioniste e approfittano anche di brevi momenti in cui la sorveglianza è impegnata altrove.

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