Via Crucis con i “sacconi”: parola al priore e al priore emerito per una tradizione secolare

Stefano Carpera e Raimondo Lombardi

La città di Osimo è pronta ad ospitare una manifestazione molto sentita

di Tommaso Bocci

Una tradizione secolare motivo d’orgoglio per la comunità, religiosa sì ma suggestiva per tutti, salda nelle sue radici e allo stesso tempo aperta e proiettata verso il rinnovamento: questa è la processione del “Cristo Morto” di Osimo. Nel Venerdì Santo del 29 marzo in centro, circa verso le 20, si terrà la commemorazione della Passione e della Morte di Gesù, attraverso la tipica Via Crucis caratterizzata dalle misteriose figure incappucciate dei sacconi: personalità echeggianti nella storia osimana tanto quanto il suono delle loro “battistangole” (tavole di legno utilizzate antecedentemente alle campane), portatori di numerosi lampioni, ad illuminare una città volutamente tetra, e dei vari simboli cristiani tra cui l’evocativo cataletto. Aldilà del rito religioso in sé, la forza di questa sfilata sta nelle impressioni che induce nello spettatore, dal bambino all’anziano ogni singola persona che ha assistito a quest’evento peculiare si sarà chiesto: chi c’è dietro il saccone? Ecco allora che grazie all’intervista condotta agli organizzatori, a capo della “Pia Unione Del Cristo Morto”, il priore in carica Stefano Carpera e il priore emerito Raimondo Lombardi, verranno svelati i dietro le quinte della celebrazione, oltre che a dar voce ad una compagnia sempre alla ricerca di nuovi partecipanti.


“La Pia Unione Del Cristo Morto si occupa dell’organizzazione della processione di Osimo, è stata fondata nel 1837 dalle ceneri della “Compagnia Della Morte”, la nostra preparazione incomincia 4-5 mesi prima per la manutenzione degli oltre 550 lampioni, delle statue, delle croci e ovviamente della macchina del cataletto, che ha la funzione di portare tra le vie cittadine il Gesù deceduto con un velo adagiato su di esso. Arrivati a ridosso del Venerdì Santo ci ritroviamo al Duomo di Osimo, che oltre ad essere la nostra sede, è dove si svolgono le ‘Tre Ore’: tipica manifestazione liturgica basata sulle sette parole che Gesù disse sulla Croce, e da dove poi parte la processione dei sacconi “. Proprio parlando di essi ecco svelati i quesiti su questi particolari soggetti. “Il saccone è una figura storica, nel 600’ non c’era un vero e proprio servizio sociale sanitario ed essi avevano il compito di accompagnare i malati e portarli all’ospedale, se le cose fossero andate peggio di portarli al cimitero o addirittura di raccogliere i corpi dal patibolo, tutto ciò era svolto da queste figure incappucciate, proprio per proteggerne l’identità. È da sempre quindi una figura legata alla morte, come lo è la nostra compagnia e la processione stessa. Al giorno d’oggi vantiamo dai 200 ai 300 sacconi e ne siamo sempre alla ricerca di nuovi, perché per la comunità di Osimo essere uno di questi è motivo d’orgoglio, di senso d’appartenenza con la propria comunità e da sempre legame con le tradizioni familiari. Infatti, sia il ruolo, che i simboli portati sulle spalle sono atavici ed ereditari, è consuetudine che una certa famiglia porti una determinata croce, ciò va avanti dai trisavoli fino ai giovani di oggi e ci consente di avere strutture consolidate”. Infine, concludono con un appello ai cittadini, per far in modo che questa bellissima tradizione osimana, che va avanti da più di 300 anni, continui a prosperare nel segno della modernità.


“Cerchiamo di stare al passo coi tempi, di rimodernarci creando interesse giovani, stiamo rendendo più semplice il processo per diventare sacconi ed ora basta rivolgersi alla nostra compagnia per essere accettati. Vorremmo colmare il gap dell’età dai 30 ai 50 e cercare di accompagnare i nostri giovani in questo percorso in cui arrivati a quell’età non ci lascino ma continuino questa che è bellissima esperienza sia per loro ma per l’intera città. Non ci sono ideologie o qualsivoglia tipo di limitazione, se le donne prima non portavano il sacco ora è impossibile distinguerle per numero all’interno della sfilata, qui siamo confratelli, siete tutti invitati ad unirvi a noi nel segno di una tradizione che non deve finire”.

Foto di Bruno Severini

redazione
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