“La sentenza è chiara. Nonostante ciò, l’Azienda non ha ancora dato piena attuazione a quanto stabilito dal giudice e dal CCNL, né ha liquidato quanto dovuto ai lavoratori”
I rimborsi non arrivano, il Nursind si dice pronto a riportare l’Azienda Sanitaria di fronte ad un guidice. Per riepilogare l’intera vicenda occorre ricordare che la Corte d’Appello di Ancona, con la sentenza n. 345/2025 pubblicata il 17 ottobre 2025, aveva respinto il ricorso presentato dall’AST di Ancona, confermando la decisione di primo grado sul diritto al buono pasto sostitutivo per il personale sanitario impiegato in turni di lavoro superiori alle sei ore.
La vicenda riguarda un gruppo di infermieri che avevano promosso la vertenza, patrocinata dal sindacato Nursind di Ancona, chiedendo il riconoscimento del beneficio in assenza di una concreta possibilità di fruire del servizio mensa. L’azione legale è stata interamente gratuita per i ricorrenti iscritti al sindacato nell’ambito dell’attività di tutela garantita dal Nursind ai propri associati.
Secondo i giudici, le modalità organizzative adottate dall’Ast Ancona avevano di fatto impedito ai lavoratori l’accesso alla mensa, pur a fronte di turni eccedenti il limite delle sei ore giornaliere. Una situazione che rende pienamente operante il diritto al buono pasto sostitutivo, così come previsto dal contratto collettivo nazionale.
Nella motivazione, la Corte ha ribadito che il diritto alla mensa – o, in alternativa, al buono pasto – non ha natura retributiva, ma costituisce una prestazione di carattere assistenziale, finalizzata alla tutela del benessere psicofisico del lavoratore. È stato inoltre chiarito che, nel calcolo dell’orario giornaliero, devono essere considerati anche il tempo di vestizione e il passaggio di consegne, in quanto attività strettamente connesse alla prestazione lavorativa.
Respinte anche le argomentazioni fondate sul contenimento della spesa pubblica con l’AST di Ancona che è stata infine condannata al pagamento dell’equivalente monetario dei buoni pasto maturati e non prescritti, oltre alla rifusione delle spese di lite. Secondo quanto riferito dal segretario territoriale Nursind Ancona Matteo Rignanese, a distanza di tempo dalla pronuncia della Corte l’AST di Ancona non si sarebbe adeguata: «La sentenza è chiara e non lascia spazio a interpretazioni. Nonostante ciò, l’Azienda non ha ancora dato piena attuazione a quanto stabilito dal giudice e dal CCNL, né ha liquidato quanto dovuto ai lavoratori. Se nel breve termine non vi sarà un adeguamento concreto, saremo costretti a riportare nuovamente l’AST davanti al giudice per la tutela dei diritti dei nostri iscritti».
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