Per il tour nei club che celebra i 50 anni dalla prima uscita di Rimmel
di Gianluca Fenucci
Al Mamamia di Senigallia il tempo sembra essersi fermato. E invece corre veloce. Allora era il 29 aprile 2006: c’eravamo con diversi altri che c’erano anche ieri, 27 gennaio 2026, in una serata uggiosa anzi che no e all’apparenza malinconica. 20 anni dopo Francesco De Gregori torna al Mamamia per il suo tour nei club che celebra un compleanno fantastico: i 50 anni dalla prima uscita di Rimmel, album iconico che nel corso del concerto senigalliese De Gregori propone per intero, da Piano Bar a Pablo passando per Quattro cani, Piccola mela e la strabiliante, splendida Pezzi di vetro, oltre che per la title track ormai mitica.
Bisogna fare i complimenti a Francesco Sabbatini Rossetti che nel 2006 portò al Mama De Gregori ma anche Ivano Fossati, Giovanni Lindo Ferretti, Modena City Ramblers, Marlene Kunz e venti anni dopo offre a chi ama la buona musica ancora un De Gregori da tenere gelosamente tra le golden memories ed anche Marlene Kunz il prossimo 7 marzo, Emis Killa il 9 maggio, Fabrizio Moro il 24 ottobre. Il Principe si presenta sul palco con le Superga estive di tela beige e con una giacca che presto si toglie. L’anagrafe dice che ha quasi 75 anni ma al Mamamia sembra che viva ancora la sua eterna primavera. Voce cristallina, poesie in musica che ammaliano, un gruppo straordinario di musicisti che lo accompagnano. La scaletta propone 23 pezzi, compresi i 3 bis richiesti a gran voce dalla sua gente. In piedi per 2 ore ci sono persone dai capelli brizzolati e con qualche ruga ma anche trentenni appassionati.

Nel viaggio in musica pensato per i club, De Gregori parte “Cercando un altro Egitto” e finisce con “Bufalo Bill” prima di concedere i bis attesi: Sempre e per sempre, La donna cannone, Buona notte fiorellino. Nel mezzo, tappe significative tra cui una fantasmagorica “Via della povertà” che altro non è se non la struggente “Desolation Row” di Bob Dylan, canzone lunga 11 minuti da assaporare dall’inizio alla fine. E poi “Caldo e scuro”, perché “si scrivono canzoni su storie d’amore che finiscono bene e altre che finiscono male che sono poi quelle che hanno maggior successo, chissà perché”, ironizza De Gregori. «Ho imparato che l’amore insegna ma non si fa imparare, e ho giocato a nascondermi e a farmi trovare ed ho provato a smettere di bere e a ricominciare. E sono stato bene, e sono stato male». Si prosegue con brani attesi ed altri sorprendenti perché raramente proposti; poi alcune pagine indimenticabili. «Non conosce paura, l’uomo che salta e vince sui vetri e spezza bottiglie, ride e sorride perché ferirsi non è possibile, morire meno che mai», canta in Pezzi di vetro mandando in solluchero gli aficionados della prima ora e Atlantide: “lui adesso vive ad Atlantide con un cappello pieno di ricordi, ha la faccia di uno che ha capito ed anche un principio di tristezza in fondo all’anima. Nasconde sotto il letto barattoli di birra disperata e a volte ritiene di essere un eroe”.
Finisce tra gli applausi convinti di chi conosce a menadito le sue canzoni e i suoi testi. Ci piace pensare che tra vent’anni lo ritroveremo sempre dalla stessa parte, al Mamamia o chissà dove perché “pioggia e sole abbaiano e mordono ma lasciano, lasciano il tempo che trovano e il vero amore può nascondersi, confondersi ma non può perdersi mai. Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai”.


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