Nato nel 2021, riparte da Ancona per portare creatività, riuso e alfabetizzazione visiva in scuole, quartieri e spazi culturali
di Gioele Pincini
The Printing Bus è il progetto itinerante di Claudia Giuliodori, osimana classe 1989, graphic designer. Nato nel 2021, porta la stampa manuale in scuole, biblioteche e quartieri, usando tecniche lente e materiali di recupero. Gelprinting, serigrafia, incisione e cianotipia diventano strumenti per creare taccuini, carte, stoffe e legature d’autore. Obiettivo: alfabetizzare al linguaggio visivo, valorizzare l’errore e proporre una sostenibilità concreta — tra re-fashion e riuso — come alternativa al consumo “fast”. Ogni tappa è un laboratorio comunitario dove si formano nuove mani e nuovi sguardi.
Negli ultimi anni, dopo un giro del continente, partito da Macerata per arrivare a Barcellona, Manchester e Nicosia, Giuliodori torna nelle Marche. Da luglio lavora ad Ancona (Legatoria Librare, Riò de J’Archi), base da cui riparte la nuova stagione di tappe e collaborazioni.
L’artista ha concesso una intervista sul suo lavoro:
Ciao Claudia, cos’è oggi The Printing Bus e qual è la sua missione?
The Printing Bus è un van rosso che trasporta esperienze e competenze: a bordo ci sono gli strumenti e il bagaglio della mia formazione, tra studi, pratica da autodidatta e vita vissuta (sono mamma di due figli e co-proprietaria di un’hostaria). La missione è viaggiare per far incontrare persone e tecniche di stampa artigianale, creando comunità attorno al fare. In parallelo sto costruendo una base stabile a Osimo: l’ho chiamata The Printing Park ed è nella ex falegnameria di mio nonno, luogo affettivo e operativo dove il bus rientra, si rifornisce e riparte. Ridare vita a quello spazio è insieme un progetto professionale e una promessa familiare.

Quali tecniche prediligi e perché la stampa manuale è attuale?
Prediligo l’incisione su gomma per creare timbri da usare su carta e tessuti: è una pratica lenta e introspettiva che educa al gesto e alla pazienza. Lavoro molto anche con la gelpress, un monotipo intuitivo: ogni tiratura è unica e si può sperimentare con stencil e materiali comuni per ottenere texture irripetibili. Dalle sessioni nascono carte per copertine, album fotografici e prototipi per interior design e carte da parati, su cui sto sviluppando una linea dedicata. La stampa manuale è attuale perché restituisce autenticità, coinvolge chi crea e chi usa l’oggetto, e offre un’alternativa concreta all’eccesso di artificio e omologazione.

Come si svolge un laboratorio tipo e cosa portano a casa i partecipanti?
Partiamo da una breve introduzione alla tecnica e al suo contesto. Faccio una dimostrazione degli strumenti e dei passaggi, poi lascio spazio alla sperimentazione guidata: si prova, si corregge, si stampa. L’obiettivo è arrivare a un progetto finale su carta o tessuto — un taccuino, un poster, un inserto di stoffa — che ciascuno porta a casa insieme a competenze pratiche replicabili e a un piccolo repertorio di matrici/timbri realizzati durante il percorso. Il laboratorio è pensato per bambini, ragazzi e adulti: si lavora fianco a fianco, si condivide, si sbaglia e si impara dall’errore.

Riuso e sostenibilità: come scegli carte e tessuti?
Parto da ciò che esiste: abiti usati in buone condizioni da personalizzare in ottica re-fashion e tessuti “di una volta”, soprattutto cotone misto canapa filato a mano — le classiche pezze di dote — robusti, traspiranti e perfetti per gli inchiostri. Recupero anche carte e scarti tipografici: ciò che altrove è rimanenza qui diventa risorsa. Il riuso non è un vezzo ma un metodo: riduce gli sprechi, educa allo sguardo e dà nuova vita ai materiali, trasformandoli in oggetti unici con una storia.
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