Tambone tra Carpegna Prosciutto e…pizza Rossini: “Ci stiamo allenando come non mai”

BASKET – Il capitano dei pesaresi con Treviso nel mirino, domenica alle 19 alla Vitrifrigo Arena. E quella passione che non nasconde

Tempi non semplici, in casa Carpegna Prosciutto. Gli sbalzi di rendimento hanno portato un certo malcontento. Il 12° posto con 6 punti non appaga e all’orizzonte (domenica ore 19 alla Vitrifrigo Arena) c’è una gara delicata, quella con l’ultima in classica, la NutriBullet Treviso, ferma a quota zero dopo otto giornate. In settimana nel team veneto sono arrivati due rinforzi, l’ala lituana ex Reggio Emila Osvaldas Olisevicius, e la vecchia conoscenza della Vuelle Justin Robinson, play tascabile che portò, con coach Repesa, i biancorossi in finale di Coppa Italia.

“Vogliamo vincere di nuovo in casa per dare un segnale ai tifosi e riscattarci dalla pessima gara a Cremona. Questa settimana ci stiamo allenando come non abbiamo mai fatto prima, in maniera dura. Purtroppo non riusciamo ad avere quella costanza che ci porti due-tre vittorie consecutive. Abbiamo tenuto una intensità altissima, c’è la voglia di entrare in campo contro Treviso mettendo loro le mani addosso dal primo minuto. La NutriBullet sta facendo male ma, presi singolarmente, schiera giocatori di valore. Serviva un play più affidabile e Robinson è buon regista. Ho bellissimi ricordi con lui. Sicuramente Justin e Olisevicius devono ingranare, non sarà semplice per loro giocare con pochi allenamenti sulle gambe. Dobbiamo lottare tutti insieme”, afferma capitan Matteo Tambone, al suo quarto anno a Pesaro. “Tambo” è nato a Graz, in Austria, dopo che i suoi genitori si sono conosciuti e innamorati in un viaggio in treno, come in un film.

Venite da una brutta prestazione a Cremona, assolutamente da riscattare.
“Non abbiamo scuse, è stata fatta una pessima figura nei confronti di tifosi e club”.

Cosa non sta funzionando? Non emerge una personalità di squadra e ci sono troppi alti e bassi.
“Il nostro punto debole sono gli up and down pure durante una stessa gara e in campionato. Stiamo provando a migliorarci mettendo aggressività, alzando il ritmo ed essendo più costanti”.

Per lei finora c’è stato parecchio spazio, anche perché il regista titolare, McCallum, sta andando a corrente alternata.
“Ray sta faticando. Si sta impegnando al massimo, sa che può fare di più, lo stiamo aiutando e riponiamo grande fiducia in lui. Quando entriamo noi italiani cerchiamo di mettere intensità in difesa, non rsempre ci riesce ma occorre la testa giusta dai primi minuti come con Milano, Brindisi e Tortona. Tutti devono essere pronti a lottare”.

Lei suona la carica in difesa, e sappiamo quanto ce n’è bisogno.
“C’è un unico obiettivo, quello di essere intensi per l’intera partita, uscendo dal campo a testa alta senza avere rimpianti. Il pubblico ci ha fatto capire anche in maniera dura che si può perdere, ma non come a Cremona”.

I giocatori italiani finora sono la nota lieta della stagione.
“Sì, però non siamo contenti neanche noi. Ricordo match in cui abbiamo fatto fatica… Dobbiamo essere ancora più arrabbiati perchè conosciamo l’ambiente e sappiamo che aria si respira e non possiamo permettere che accadano queste cose”, assicura Tambone.

Come procede la sua vita pesarese?
“Ormai per me la città è una seconda casa, sono felice di essere rimasto, è la conferma che sto bene. Vorrei fare tanto e vincere ogni domenica. Il gruppo è sempre abbastanza nuovo”.

E’ il suo quarto anno nella città di Rossini, è una bandiera – e oggi se ne contano poche -… I tifosi la fermano per strada?
“Sì e sono venuti a parlarci durante la settimana. Ci hanno dimostrato affetto, anche se erano un po’ arrabbiati. Vogliono che reagiamo diversamente, che non abbassiamo la testa”.

Una pizza Rossini (margherita con maionese e uova sode) se la concede ogni tanto?
“Il primo anno ero scetticissimo e mi ero ripromesso di non assaggiarla mai. A Roma, se la chiedi, ti cacciano fuori dal locale… L’ho provata l’anno scorso, avevo moltissima fame e ho puntato su quella, che è mezza proteica: da allora, io e la mia ragazza non abbiamo mai smesso di mangiarla, ma a Roma non l’ho detto ai parenti! E non lo dirò mai…”.

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