Marchigiani all’Olimpiade, lo schermidore riabbracciato a Jesi dopo la medaglia a squadre. Il saltatore in alto soffre ma si qualifica con 2.24
Gimbo Tamberi ha battuto la febbre, ha saltato pure l’ultima misura del termometro – postata in mattinata la foto a 36.3 – e poi è sceso in pedana per le qualificazioni. L’anconetano, campione olimpico in carica, che solo domenica era piegato su un letto d’ospedale con tanto di colica, ha recuperato a tempi record ed ha centrato la finale di salto in alto nonostante una prevedibile sofferenza.
Tamberi si è presentato un po’ smagrito e privo di forze, ha controllato, ha centrato i 2.24 con un brivido – l’asticella ha ballato – e poi ha fatto tre errori a 2.27, rientrando comunque nei primi 12 che sabato sera a Parigi si giocheranno le tre medaglie. Curiosità: oltre a Tamberi, nemmeno Mutaz Barshim, con cui condivise l’oro tre anni fa, sta benissimo: nel corso delle qualificazioni l’atleta del Qatar – 2.27 – ha accusato un problemino al polpaccio, un dettaglio sicuramente da valutare.

Nel frattempo nel tardo pomeriggio di ieri – martedì – l’altro anconetano alle Olimpiadi, Tommaso Marini, è rientrato alla base di Jesi raccogliendo appassionati e giornalisti ad aspettarlo dopo l’argento ottenuto a Parigi nel fioretto a squadre. Marini ha mostrato orgoglioso l’argento, con lui tutti gli altri membri dello staff, dall’allenatore Cerioni a Giovanna Trillini, che si sono intrattenuti per un momento ufficiale con la stampa.



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