Società sportive dilettantistiche: compenso degli amministratori e Fisco

Giovanni Maria Nori

Cosa cambia con il registro unico nazionale enti terzo settore?

Tra i tanti problemi che le società sportive dilettantistiche (SSD), in questo delicato periodo, si trovano ad affrontare vi sono anche quelli fiscali sorti in ragione di normative sempre più confuse. Ne abbiamo discusso del tema con l’Avvocato Giovanni Maria Nori, esperto della materia.

Avvocato, un tema delicato che interessa molte SSD del nostro territorio è quello relativo alla possibilità o meno di attribuire un compenso agli amministratori, i quali spesso dedicano tempo, energie e denaro alla vita di queste società…

“In via generale è bene ricordare che ai sensi dell’art. 90 della Legge 289/2002, le SSD non possono conseguire lo scopo di lucro e quindi non possono distribuire utili nemmeno indirettamente. Nondimeno, ancora prima della legge richiamata sopra, il D. Lgs. n. 460/1997 (concernente il riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale), all’art. 10 – proprio con riferimento al compenso degli amministratori – limita la corresponsione di emolumenti individuali annui ai componenti degli organismi amministrativi e di controllo: emolumenti che non devono essere superiori al compenso massimo previsto dal decreto legge 21 giugno 1995, n. 239, convertito dalla legge 3 agosto 1995, n. 336, e successive integrazioni e modificazioni, per il presidente del collegio sindacale delle società per azioni. E tale normativa più volte è stata richiamata dall’Agenzia dell’Entrate in applicazione anche alle SSD (da ultimo risposta ad interpello AgE n. 452/2019)”.

In altre parole, il compenso per gli amministratori deve essere limitato al compenso massimo previsto per il presidente del collegio sindacale?

“In linea di massima è così, tuttavia con l’entrata in vigore del Decreto Ministeriale del 15 settembre 2020 (pubblicato in gazzetta ufficiale il 21 ottobre 2020) con il quale si sono definite le procedure relative al registro unico nazionale terzo settore (RUNTS), lo scenario è mutato.
In particolare, appena entrerà in funzione il RUNTS (aprile 2021) le associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fini di lucro potranno scegliere se conservare le agevolazioni fiscali ad esse specificamente riservate dalla vigente disciplina oppure, in alternativa, qualora intendano entrare a far parte degli enti del terzo settore, fruire dei benefici fiscali previsti per tali enti del terzo settore, in luogo del regime fiscale specifico riservato alle associazioni e società sportive dilettantistiche non lucrative”.

Avvocato, cosa cambierà dunque per gli amministratori delle SSD e soprattutto per il loro compenso?

“Qualora si aderisse alla normativa degli enti del terzo settore, a partire dal periodo di imposta successivo all’entrata in vigore del RUNTS, vigerà per le SSD, che hanno quindi optato per tale regime, una nuova disciplina per il compenso degli amministratori. In particolare, si potrà applicare l’art. 8 comma 2 del Codice del Terzo settore che prevede il divieto di corrispondere: “ad amministratori, sindaci e a chiunque rivesta cariche sociali compensi individuali non proporzionati all’attività svolta, alle responsabilità assunte e alle specifiche competenze o comunque superiori a quelli previsti in enti che operano nei medesimi o analoghi settori e condizioni”. In altre parole, verrà quindi abrogato il limite al compenso del presidente del collegio sindacale (così come previsto dall’art. 102 comma 2 lett. A del codice del Terzo settore), e si potrà pertanto stabilire un compenso per gli amministratori che dovrà essere rapportato all’attività svolta, alle responsabilità assunte e alle competenze. In tal senso, quindi, si è sdoganato un nuovo criterio diciamo “proporzionale” e non più limitato e limitante come quello previsto dall’art. 10 del D.Lgs. n. 460/1997.

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