Sisma, i Comuni del cratere chiedono al Governo di adottare le misure del Decreto Rilancio

Le proposte per avviare la ricostruzione, anche economica e sociale

Il Comune di Arquata del Tronto, le Associazioni e i Comitati presenti sul suo territorio chiedono unanimemente a Parlamento e Governo di adottare le misure, attualmente in discussione nel Decreto rilancio, per consentire al Centro Italia terremotato di avviare la ricostruzione, anche economica e sociale.

Al fine di sollecitare provvedimenti essenziali per i Comuni del cosiddetto “primo cratere”, cioè quelli come Arquata del Tronto, le Associazioni e i Comitati hanno individuato le seguenti proposte.

1) Sisma bonus ed ecobonus al 110 per cento anche alle seconde case nel “primo cratere”, con un’estensione temporale che ne consenta il reale utilizzo.

Il relativo provvedimento, previsto nel decreto per il rilancio dell’economia e tuttora al vaglio del Parlamento, va esteso alle seconde case, che nei nostri territori costituiscono la parte preponderante e sono da sempre vitali per l’economia del territorio. Affinché il provvedimento sia efficace, ne va inoltre prorogata la validità ben al di là del 2022, termine attualmente previsto, perché altrimenti le zone perimetrate non farebbero in tempo a utilizzarlo. È quindi necessario che, per i Comuni che hanno adottato le perimetrazioni, sia garantita l’estensione del sisma bonus almeno fino al 2025/26 o comunque fino all’inizio effettivo della ricostruzione, allo scopo di imprimerle accelerazione e di indirizzarla verso due scelte di qualità. Identica considerazione deve valere per la cessione del credito d’imposta, un altro strumento importante che va garantito senza vincoli di tempo o di altro tipo.

2) Zona a fiscalità privilegiata per il “primo cratere”.

Tale zona dovrebbe essere su base permanente o avere quantomeno la durata prevista per il completamento della fase della ricostruzione. Si può pensare, a titolo di esempio, agli sgravi per erogatori di carburante, come avvenne in Friuli, e a norme di defiscalizzazione per chi delocalizza, anche in parte, nei nostri territori. Si deve poter consentire che un’impresa apra una propria sede operativa nel cosiddetto “primo cratere”, anche se parte sostanziale dei ricavi viene sviluppata altrove. Ciò non significa favorire l’apertura di sedi “virtuali”, perché va previsto l’obbligo di assumere forza lavoro in loco. Molte grandi aziende nazionali e multinazionali già operano con sedi distanti migliaia di chilometri ma vicine telematicamente, la disponibilità della fibra è quindi un elemento fondamentale. Gli strumenti finanziari da prevedere devono tener conto dell’attuale evoluzione tecnologica e vanno pensati sul medio-lungo temine, allo scopo di consentire la pianificazione di interventi strutturali, perché è soprattutto di questi che c’è assoluto bisogno. Non è sufficiente ipotizzare interventi per agricoltori o allevatori al solo fine di ridare vita ad aree destinate al probabile spopolamento, ma nelle aree colpite devono potersi insediare attività diversificate, dalla manifattura leggera – legata ad esempio all’agroalimentare, ai servizi e alla ricerca, meglio se organizzate in filiera – fino alla delocalizzazione anche di laboratori, senz’altro idonei ad offrire al territorio adeguate ricadute economiche. Tutto ciò non può prescindere da risolvere con immediatezza il problema della rete viaria e dei trasporti, pubblici e privati. I lavori sulla Salaria ad esempio sono bloccati da più di un anno e non si profila ancora nessuna possibile soluzione.

Valorizzare l’antica vocazione dei luoghi. Vanno considerati l’ampliamento e il sostegno delle attività artigianali di trasformazione alimentare delle produzioni locali (funghi, tartufi, marroni, latticini, salumi), collegate con organizzazioni di commercializzazione. Il turismo, da sempre la risorsa per eccellenza del nostro Appennino, è ovviamente un patrimonio da valorizzare individuando e sviluppando il brand dell’offerta che deve mirare a valorizzare l’ambiente e lo sviluppo delle attività sportive (escursionismo, parapendio, trekking, passeggiate a cavallo, cicloturismo, sport invernali). Le vie dei monasteri e i percorsi religiosi. Prima del terremoto, solo per rimanere nel territorio arquatano, l’Estratto della Sindone conservato nella Chiesa di San Francesco a Borgo di Arquata era diventato motivo di interesse e di visite devozionali in crescita esponenziale. Sappiamo però che la sfida della rinascita si può vincere solo se la vita dei nostri borghi sarà piena e capace di attrattiva per giovani coppie con bambini e per persone attive che aspirano a quel “buon vivere” di cui luoghi ricchi di cultura, tradizioni e natura, come i nostri, possono essere lo spazio privilegiato. Soprattutto ora, in un’epoca che ha scoperto drammaticamente la fragilità e la fatica della vita metropolitana.

3) Stabilizzazione e prospettive per i tempi determinati assunti con i fondi del terremoto (ex Art. 50 bis D.L. 189/2016 e s.m.i.)

La grandissima parte dei progetti di ricostruzione (ad Arquata del Tronto si prevedono circa 2000-2500 richieste di contributo) sarà presentata nei prossimi mesi, con un impegno temporale dei dipendenti assunti per la ricostruzione stimato dai tre ai cinque anni. Alcuni di questi hanno già svolto tre anni di servizio e quindi va loro garantita una procedura di stabilizzazione. Per il personale assunto più di recente che ha accettano di operare nel Comune (molte sono infatti le rinunce di coloro utilmente collocati nelle graduatorie) va comunque garantito, in deroga alle disposizioni vigenti, un contratto di durata più lunga di almeno cinque anni e cioè fino al 2025, in modo da evitare il ricorso a conferme di anno in anno. Bisogna intervenire per garantire al personale a tempo determinato continuità e capitalizzazione delle conoscenze acquisite. Sono vantaggi che questo territorio non può permettersi di azzerare periodicamente, soprattutto quando si entrerà nel vivo della ricostruzione.

4) Iter semplificato per il finanziamento e la realizzazione delle opere pubbliche.

Sempre per i comuni del “primo cratere”, è necessario pensare a meccanismi che consentano un avvio celere delle opere pubbliche, almeno di urbanizzazione di primo livello, tale da impedire che eventuali ritardi di questa parte della ricostruzione si ripercuotano sulla ricostruzione privata.

5) Risolvere alcune criticità dell’ordinanza 100.

Nell’ordinanza 100 in merito all’attuazione della semplificazione ed accelerazione della ricostruzione privata, tra le modalità procedimentali all’art.7 c. 3 lett. a) è prevista l’indizione della Conferenza Regionale tenuta ad esprimersi “…sulla conformità urbanistica dell’intervento, attestando la legittima preesistenza dell’edificio danneggiato e l’assenza di vincoli urbanistici di inedificabilità assoluta dell’area…”.

Nel caso particolare del Comune di Arquata del Tronto, il cui archivio è stato distrutto a causa dei crolli provocati dagli eventi sismici iniziati a far data dal 24/08/2016, risulta quasi impossibile definire la conformità urbanistica edilizia per la maggior parte dei progetti di ricostruzione/riparazione post sisma, salvo quanto consultabile in una esigua quantità di materiale recuperato tra le macerie.

Finora quindi, per la quasi totalità delle pratiche private presentate ai fini della domanda di contributo, si è proceduto come previsto dall’OCSR n.46/2018 art. c.4 lett.c e successiva D.G.M. n.27/2018, a richiedere eventuali precedenti edilizi depositati presso altre Pubbliche Amministrazioni, ed effettuare il relativo accesso agli atti dietro conferma da parte dell’Ente interpellato sulla esistenza di materiale documentale con ampliamento dei tempi di istruttoria. Si evidenzia che tale modalità procedurale per il reperimento precedenti edilizi, presenta alcune problematiche sull’esito della procedura, quali il tempo di attesa della risposta, molte volte negativa con dispendio inutile di tempo, il reperimento di atti superati da successivi titoli abilitativi, l’archiviazione delle pratiche presso gli enti che non sempre garantisce il reperimento della pratica o porta a dei risultati incompleti (a causa della diversa catalogazione: per proprietari o per catastale che negli anni cambiano ecc.). Il suddetto sistema procedurale molte volte risulta essere un appesantimento burocratico che non porta alla certezza del risultato con ampliamento delle tempistiche e può portare a quattro attestazioni inesatte, dato che le ricerche effettuate nei vari enti possono produrre risultati incompleti. I progettisti incaricati dai privati in carenza di precedenti edilizi certi, non possono attestare la conformità urbanistico edilizia dell’intervento, determinando così la necessità del ricorso alla conferenza regionale con un aggravio delle procedure determinato proprio dall’applicazione dell’Ordinanza 100 per la quasi totalità delle pratiche di ricostruzione.

Stante l’attuale normativa di riferimento costituita dalle disposizioni dell’Ordinanza n. 100, in attuazione dei principi di semplificazione amministrativa ed accelerazione degli interventi edilizi per la ricostruzione privata, si formulano le seguenti proposte di “modifica” e/o esclusione dell’amministrazione comunale di Arquata del Tronto dagli adempimenti previsti all’art. 11 ed in particolare: che l’attestazione di conformità urbanistica dell’intervento venga derivata dai soli atti comunali, dalle planimetrie catastali quando presenti e dalle dichiarazioni sostitutive dei proprietari, escludendo la richiesta dei precedenti agli altri Enti per le motivazioni sopra ampiamente esposte; di escludere il ricorso alla Conferenza Regionale per il solo parere di conformità urbanistica edilizia che risulta esclusivamente di competenza Comunale.

6) Sblocco della rimozione macerie o almeno accelerazione del percorso in maniera significativa.

Per il nostro territorio la questione è cruciale, perché non possiamo permetterci di arrivare alla fine dello stato di emergenza, a fine anno, con le macerie ancora in campo, fatto che questo comporterebbe importanti complicazioni.

7) Disposizioni in materia di trattamento e trasporto del materiale derivante da interventi di demolizione e/o ricostruzione privata.

Per i materiali derivanti dagli interventi di demolizione e/o ricostruzione privata, al fine di ridurre i costi di smaltimento e trasporto a pubbliche discariche autorizzate poste a notevole distanza (circa 30 km) dal territorio comunale, si chiede modifica normativa come di seguito riportata per poter conferire il materiale nei depositi temporanei presenti nel territorio comunale (Pescara del Tronto); L’art.28 c.4 del D.L. 17/10/2016, n. 189, per i materiali derivanti dal crollo parziale o totale degli edifici pubblici e privati causati dagli eventi sismici nonché quelli derivanti dalle attività di demolizione e abbattimento degli edifici pericolanti disposte dai Comuni interessati dagli eventi sismici nonché da altri soggetti competenti o comunque svolti su incarico dei medesimi, prevede la classificazione come rifiuti urbani non pericolosi con codice CER 20.03.99 in deroga all’articolo 184 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

Si chiede, come precedentemente più volte richiesto dal Sindaco in Cabina di Regia, di classificare i predetti materiali derivanti da interventi di demolizione e/o ricostruzione privata come rifiuti urbani non pericolosi con codice CER 20.03.99 in deroga all’articolo 184 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

8) Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche emanazione linee guida ricostruzione.

Il Comune di Arquata del Tronto ha inviato già da qualche mese alla Sabap Marche una proposta di Linee guida da condividere, allo scopo di rendere migliore la ricostruzione e più snella l’approvazione dei progetti. È opportuno che il Commissario coordini con la Soprintendenza, utilizzando anche il materiale elaborato dal Comune, l’emanazione di linee guida condivise con i vari Enti coinvolti.

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