Sisma, appalti Sae: chiuse le indagini, 35 indagati fra persone fisiche e aziende

Le ipotesi di reato contestate sono di abuso d’ufficio, truffa e falso. Nei lavori sarebbero state impiegate anche ditte non in possesso della certificazione antimafia

Sono 20 le persone che risultano indagate e 15 le aziende coinvolte al termine dell’inchiesta della guardia di finanza di Ancona sugli appalti per le Sae, le casette costruite per ospitare coloro che hanno perso la casa per il terremoto del 2016 e 2017. Il pm Irene Bilotta, che ha coordinato il lavoro delle fiamme gialle, contesta loro, a vario titolo, i reati di abuso di ufficio e di truffa. Secondo quanto sarebbe emerso nel corso delle indagini durante due anni, alcuni dei lavori sarebbero stati affidati a ditte che non avevano i requisiti necessari e, in particolare, l’iscrizione all’anagrafe antimafia e alla cosiddetta ‘white list’: un impedimento bypassato con certificazioni rilasciate dagli uffici della Regione Marche che gli inquirenti ritengono false. Già nel 2018 e poi lo scorso anno, l’autorità nazionale anticorruzione aveva segnalato la mancanza della certificazione antimafia in 11 aziende appaltatrici, nelle cui visure camerali figurerebbero solo i codici fiscali, e i rapporti di alcune ditte operative nella costruzione delle casette con ambienti legati alla ‘ndrangheta. A sollevare dubbi sulla regolarità di appalti e subappalti per la costruzione delle Sae era stata anche la Cgil regionale, che a suo tempo fornì alle fiamme gialle tutti i dati in loro possesso relativi all’utilizzo in cantiere di operai romeni sottopagati e sfruttati. Nel luglio 2018, i militari del Gico di Ancona entrarono, tra gli altri, negli uffici di David Piccinini, dal 2017 capo della protezione civile delle Marche, Stefano Stefoni, responsabile unico per la Regione Marche del procedimento per l’attivazione della procedura di affidamento, Maurizio Urbinati,  responsabile dell’Erap di Ancona, Lucia Taffetani responsabile del servizio tecnico del presidio Erap di Macerata. Nelle 30 pagine con cui la procura di Ancona definisce i capi di imputazione ci sono anche Giorgio Gervasi, presidente del Consorzio Arcale, che ha vinto l’appalto per la costruzione delle Sae, i titolari di alcune delle ditte che hanno eseguito le opere, tecnici e direttori dei lavori. Tutti gli indagati stanno ricevendo in questi giorni l’avviso di conclusione delle indagine e avranno 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati.

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