Ospite a “Fatti e Commenti”, la giornalista ha parlato di guerra, libertà ritrovata e il ruolo delle donne
La puntata di Fatti e Commenti del 2 Febbraio 2026 ha come ospite Asmae Dachan, giornalista, fotografa e scrittrice, per discutere della situazione in Siria.
Asmae Dachan ha presentato il suo libro “Siria il giorno dopo” nato da un viaggio intrapreso 19 giorni dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad, durato 54 anni.
La Siria emerge come un paese risvegliatosi da un coma di mezzo secolo devastato da 14 anni di guerra civile e internazionale. Shan descrive villaggi rasi al suolo e il colore grigio delle macerie che domina il paesaggio. 14 milioni di siriani sono stati sradicati dalle loro case (7 milioni rifugiati all’estero, 7 milioni sfollati interni).
Il tessuto sociale è un mosaico complesso di etnie e religioni che necessita di una difficile ricostruzione della coesione(sunniti, cristiani, curdi, assiri). Il ruolo della donna è un tema affrontato con speranza e paura. Sebbene siano state il pilastro della società durante la guerra, le donne occupano oggi solo il 3% degli incarichi istituzionali. I Siriani vivono un misto di incredulità per la libertà ritrovata e terrore per l’incertezza politica e la mancanza di lavoro.
La seconda parte la discussione si sposta sul ruolo del giornalista in zone di conflitto. In Siria sono stati uccisi oltre 770 operatori dell’informazione in 14 anni. È stato sottolineato il ruolo imprescindibile dei giornalisti locali dove i reporter internazionali non possono entrare. Dachan racconta la visita alla prigione di Sednaya definita una macelleria umana, dove ha percepito l’odore della morte ancora presente nelle stanze di tortura.
Il giornalismo è stato descritto come un mestiere artigianale che richiede di sporcarsi le scarpe per cercare una verità putativa basata sui fatti. Dachan ha analizzato la differenza tra chi manifesta rischiando la vita sotto le dittature e chi, in democrazia, usa violenza calpestando i diritti altrui, citando i recenti fatti di Torino.
Oggi i Siriani vogliono chiudere con le proprie radici perchè le ferite sono tante, ci vorrebbero le condizioni per poter restare nelle proprie case. I fattori da considerare sono un percorso politico all’insegna dell’inclusione con priorità come sicurezza e lavoro.

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