“Sindaci per l’Italia”: Gori, Mangialardi, Carancini e Ricotta scendono in piazza

In una piazza calda, appena toccata dal vento, si è svolto alle ore 18 di ieri l’incontro “Sindaci per l’Italia” tra Giorgio Gori, Maurizio Mangialardi, Romano Carancini e Narciso Ricotta. Dopo il saluto iniziale, Romano Carancini ha sottolineato il sodalizio con la città di Bergamo attraverso la presenza di Francesco Micheli, ricordando la preziosa attività svolta per il Macerata Opera Festival in qualità di direttore artistico. Il dibattito è stato condotto riflettendo sulle responsabilità anche emotive e personali che incidono in un sindaco nell’operare come amministratore di un territorio.

Giorgio Gori ha evidenziato quanto fondamentali siano le competenze, soprattutto la capacità di saper dialogare con tutti non privilegiando rapporti esclusivi con il proprio elettorato. Ciò che occorre è avere una visione del futuro della città in cui i cittadini sappiano riconoscersi perché vedono legittimate le proprie esigenze, dalla sistemazione del manto stradale alle progettazione di interventi strutturali che abbiano la forza di rinnovare le città. Gori si è proteso in una digressione narrativa in cui ha ricordato il dramma vissuto durante la pandemia. Bergamo ha vissuto un dramma collettivo perché si è ritrovata “catapultata nel mezzo di una tempesta”, 700 morti in città e 6000 in provincia. Il suo ruolo di sindaco lo ha portato a dover provvedere alle necessità in tempi rapidi, ma non adeguati alla velocità di espansione del contagio: mascherine, ventilatori polmonari, coinvolgimento di volontari, interazioni con le istituzioni, diramazione di informazioni ai cittadini. Sono stati eseguiti 30.000 test sierologici e numerosi tamponi a chi è poi risultato positivo.

Dall’esperienza vissuta in campo sanitario, Gori indica come strada percorribile la creazione di una rete di medicina territoriale che si prenda cura delle persone.

Sulla stessa linea si è svolto l’intervento di Maurizio Mangialardi, sottolineando che la sua candidatura è stata sostenuta dai sindaci provenienti dal Sud della Regione per evidenziare che il prendersi cura di una regione va oltre la stretta provenienza da un determinato territorio, in quanto i cittadini ne riconoscono le azioni di cui si è fatto carico. Ha citato come punti nodali del suo programma il sisma, le infrastrutture e la sanità evidenziando come la regione sia riuscita, durante la pandemia, a mettere in campo un progetto importante che deve essere potenziato: la medicina territoriale, che ha consentito la non uscita di malati dalla regione.

Mangialardi ha affermato “voglio una regione che entri dentro casa per curare, voglio le risorse del Mes, voglio porre alle Marche la stessa attenzione che ciascun sindaco pone alla città. Noi abbiamo le idee e vogliamo che i soldi che sarà necessario investire per realizzarle ricadano nella nostra meravigliosa regione”. A lungo si è parlato del sisma, della necessità di intervenire nella ricostruzione con un’attenzione particolare alle comunità interne, proponendo l’istituzione di un assessorato specifico per dare un segnale forte di vicinanza, di ascolto e di intervento.

Anche Romano Carancini ha ribadito la necessità di intervenire nelle aree interne con leggi specifiche perché tornino ad essere appetibili per gli investimenti, portando le imprese a sapersi sperimentare in luoghi diversi coltivando sul territorio la formazione e la crescita professionale per una ricaduta interna del capitale umano ed economico.

E’ stato Giorgio Gori ad introdurre Narciso Ricotta, “una città come questa ha bisogno di Ricotta come riferimento” e il suo intervento ha più volte sottolineto la cooperazione tra il governo locale e quello regionale. Il progetto dell’Ospedale provinciale da portare a compimento; l’infrastruttura Pieve – Mattei, ritenuta essenziale per decongestionare il traffico in ingresso in città; l’elettrificazione di superficie; il circuito culturale di grande livello che proietta Macerata nel panorama nazionale; la sostenibilità ambientale. Ricotta più di una volta ha espresso la convinzione che la sua non rappresenta la candidatura di una singola persona, ma esprime una coralità, una pluralità, una squadra. “Si può progettare il nuovo perché c’è l’esperienza, il nuovo non si improvvisa”.

L’incontro si è concluso con la presentazione del progetto contro il fenomeno della ludopatia portato avanti da Giorgio Gori che nel suo racconto ha messo in evidenza come da uno studio dei dati abbia raggiunto la convinzione che è l’offerta ad alimentare la domanda.

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