Il tema è di quelli più attuali, sebbene la risposta degli enti locali non sia stata all’altezza delle aspettative. Ad Ascoli, nella Sala dei Savi di Palazzo dei Capitani, si discute di sanità. A farlo, su invito delle sigle sindacali del territorio, sono 11 primi cittadini – Sara Moreschini (Appignano), Mauro Bochicchio (Castel di Lama), Fabio Polini (Castignano), Rossana Cicconi (Castorano), Alfredo Sirocchi (consigliere di Comunanza), Alessio Piersimoni (Cupra), Matteo Terrani (Folignano), Antonio Del Duca (Montedinove), Sergio Loggi (Monteprandone), Luigi Massa (Offida) e Giovanni Borraccini (Rotella) – dei 33 comuni della Provincia che, alla vigilia della conferenza dei sindaci di domani, hanno aderito all’incontro voluto dai sindacalisti per fare il punto sulla sanità picena. “Abbiamo ritenuto opportuno indire una riunione con i sindaci a fronte della gravissima situazione in cui versa la sanità picena – esordisce Giorgio Cipollini, responsabile Cisl – Confidavamo in una presenza più nutrita, al di là degli impegni istituzionali che comprendiamo. Alcuni giorni fa, durante la prima conferenza dei sindaci, non ci è stata data la possibilità di esprimere i nostri timori sulla salute della sanità picena e, pertanto, abbiamo voluto informare i responsabili a livello comunale su come stanno le cose negli ambienti ospedalieri”.
Dal punto dei vista dei sindacalisti, confermato anche da Fausto Menzietti (Fials), Viola Rossi (Cigl), Paolo Grassi (Rsu) e Roberto Tassi (Nursing Up), il personale sanitario si trova a operare in un clima ambientale molto difficile, che vede alcuni dipendenti ancora in attesa di recuperare economicamente fino a 700 ore di lavoro arretrato. Nel frattempo, a trarne vantaggio sarebbe la sanità privata.
“I finanziamenti vanno perlopiù alla sanita privata accreditata, mentre la sanità pubblica stenta a erogare i servizi al cittadino – aggiunge Cipollini – La sanità picena può contare su 2.050 addetti nella sanità picena, di cui 1.580 sono iscritti alle organizzazioni sindacali, a conferma della gravità della situazione. Per un anno, abbiamo cercato in tutti i modi di aprire un confronto, ma non ci è mai stato possibile stringere un solo accordo. Mentre evidenziamo questa situazione, la direttrice sciorina i numeri delle cose che si fanno, ma non quelli relative ai debiti. Confidiamo nel vostro aiuto – afferma in riferimento ai sindaci presenti in sala – prima di scendere nelle piazze: vi chiediamo di farvi parte dirigente affinché già da domani possiate porre un ordine del giorno per richiamare l’attenzione della direzione a una diversa organizzazione dei servizi sanitari, ma soprattutto al rispetto dei diritti dei dipendenti, a fronte di reiterate violazioni dei diritti che si ripercuotono sul cittadino».
Dello stesso avviso anche Viola Rossi, responsabile Cigl. “Nel Piceno, più che nel resto delle Marche, il privato sta superando il pubblico in fatto di sanità – afferma – Questo confine si sposta sempre più a vantaggio del privato per le scelte portate avanti dalla direzione, senza battute d’arresto. I salari dei nostri operatori sono più bassi di circa 700 euro rispetto ai colleghi delle altre province: mai, nell’ultimo anno e mezzo, abbiamo sentito la dottoressa Natalini pronunciare una sola parola sul tema rivendicando più risorse per i suoi dipendenti”. Le criticità, tuttavia, riguarderebbero anche aspetti estranei al solo piano economico. “La direttrice ha deciso deliberatamente di interrompere le relazioni sindacali: nonostante l’impegno di promuovere incontri bisettimanali, gli ultimi confronti risalgono a più di due mesi fa e le nostre richieste non hanno avuto riscontro.
Le somme risparmiate dalle cessazione dei rapporti di lavoro in essere, inoltre, non vengono reinvestite in nuove assunzioni, e allo stesso tempo per correre ai ripari si attinge alle agenzie interinali. È necessaria una maggiore attenzione sul fronte delle stabilizzazioni, delle assunzioni e delle liste di attesa, per evitare che il diritto alla salute diventi direttamente proporzionale alla capacità di spesa del cittadino». Al di là dell’assenza di molti colleghi, i sindaci presenti in sala confermano il proprio impegno per tutelare dipendenti e cittadini. “Dispiace vedere così pochi sindaci presenti su un tema così importante – esordisce Sergio Loggi, sindaco di Monteprandone – Quella di martedì 22 ottobre è una giornata importante: per la prima volta dal 2019 si è riusciti a convocare l’assemblea dei sindaci per discutere di sanità. In molti fuggono e non vogliono affrontare questa tematica, mentre noi sindaci abbiamo il compito di assumerci le nostre responsabilità. Si fa fatica a parlare di una sanità che funziona. Togliamoci le casacche politiche e iniziamo a ragionare di territorio, senza distinzioni tra costa ed entroterra”. “È questa la sanità che vogliamo? – si chiede – Fabio Polini, sindaco di Castignano – Stiamo vivendo un disastro, senza accorgersene, e chi lavora in quelle strutture lo vive in prima persona. Insieme dobbiamo fare fronte comune e approfondire le problematiche di pazienti, dipendenti e struttura: questa non può essere la direzione. Nell’azienda sanitaria, come in tutte le aziende, i conti devono tornare, ma si tratta un concetto profondamente sbagliato”.
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