Ha esposto alla Biennale di Venezia. Ha operato a fianco di Emilio Villa, Pannaggi, Monachesi, Peschi, Tulli, Trubbiani, Marinetti e Ferretti. Docente e a Macerata direttore della Pinacoteca e dei musei civici. Lascia una grande eredità di opere ed insegnamento. Due anni fa la Grande antologica dedicatagli da Corridonia, la sua città
Se ne va ad 88 anni l’ultimo figlio di ‘Macerata Granne’, grande lui Silvio ed amico dei Grandi, dall’amatissimo Emilio Villa passando per Ivo Pannaggi, Sante Monachesi, il gruppo Biccioni-Agra’, F.T. Marinetti, Osvaldo Licini, Rolando Bravi, Bruno Tano, Wladimiro Tulli, Valeriano Trubbiani, Umberto Peschi. Et cetera et cetera tra i quali un ‘certo’ Dante ‘Oscar’ Ferretti. Aveva conosciuto tutti e tutti avevano conosciuto Lui, Silvio Craia da Corridonia discendente da antico ceppo bizantino: famiglia di dignitari imperial i in fuga da Costantinopoli conquistato da Maometto II nel 1453 ed impiantatasi nelle Marche.
Io l’avevo conosciuto tramite Gabor Bonifazi ed Evio H. Ercoli (‘Se ne va tanta roba Maurzio, talvolta pure non compiutamente apprezzato come avrebbe certo meritato’) appena giunto a Macerata dove avrei diretto per alcuni anni la redazione provinciale di Macerata, poi quella regionale di un giornale romano. Il prof. Craia era allora il responsabile culturale della Pinacoteca comunale e dei Musei civici del capoluogo, ed era uno dei pochissimi marchigiani (con Licini e Trubbiani) ad essere chiamato ad esporre – le sue celebri idrosculture – alla Biennale di Venezia. Modestissimo nonostante la fama e riservato. Doti di semplicità rare e non sempre tenute nel grado che meritano su un palcoscenico dice la ‘reclame’ ha talvolta un peso forte.

Silvio era di modi accoglienti unici, un vero Maestro. Capace di fare Arte vera con le piccole ed umili cose. Con il legno povero costruiva ogni Natale, piccoli ma geniali presepi che donava a tutti nel suo laboratorio ex temporaneo ed improvvisato alla BMB a tutti non solo all’amico parroco di S.Maria in Selva: il rimpianto don Giuseppe Branchesi per il quale realizzò in occasione di una Sagra della Polenta un bellissimo iconico piatto in ceramica. I suoi doni furono molteplici: a Ripe San Ginesio un’intero viale è dedicato a Lui e alle Sue opere.
E lo scorso anno, il 12 dicembre, proprio nella Sala Castiglioni della Biblioteca, gli Amici di Palazzo Buonaccorsi gli dedicarono da Paola Ballesi in poi ognuno tanti affettuosi ricordi. E all’Ultimo dei Futuristi, l’anno precedente, il 14 ottobre, Corridonia gli aveva dedicato una grande Antologica (‘Cosi’) l’ultima, e Silvio da parte propria aveva ‘ricambiato’ con una grande scultura in plexiglass, l’ultimo omaggio alla sua città.
Con Silvio ci si vedeva ritualmente in piazza ‘grande’ a Macerata a San Giuliano a fianco della moglie Luciana nel ‘punto” CIF. L‘ultima volta che l’ho incontrato, Craia non c’era. L’Ultimo Futurista era tuttavia presente insieme alle opere degli altri grandi nella bella rassegna che il Comune di San Severino Marche ha organizzato il mese scorso nel nome de ‘La natura del segno nelle Marche’. Una eccellente testimonianza del movimento a sottolinearne l’idea e la forza presente nel motto ‘Agra’ vincera’ che Silvio spesso ricordava all’Accademia di Belle Arti. Lo faceva alzandosi in piedi tra gli applausi degli astanti. Cosi lo salutiamo anche noi.
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