Scuola calcio nella bufera, una mamma è infuriata: “A sei anni mio figlio non gioca mai”

 

Fin da piccoli è compito di un genitore avvicinare o assecondare il proprio figlio alle passioni che nutre. Inutile fare retorica, i primi calci a un pallone si danno già a un anno di vita, i primi in assoluto addirittura in grembo. Poi arriva l’età quando si inizia a fare sul serio, quando quel bambino inizia a sognare realmente, ricevendo il primo kit da calcio pronto a sfoggiarlo agli allenamenti e durante le partitelle. Purtroppo però, a volte bisogna fare i conti con le ingiustizie, giusitificabili in età matura, nettamente fuori luogo quando un frugoletto non vede l’ora si scorazzare sul prato verde insieme ai suoi compagni.

E’ il caso di una mamma di Torre del Greco, nel napoletano, che da mesi è costretta a subire i torti di una scuola calcio nei confronti del figlio. A detta della signora, i tecnici escludono il piccolo dal rettangolo verde, perché ritenuto non essere capace a giocare a calcio rispetto ai suoi compagni di squadra.

Un qualcosa di inimmaginabile se pensiamo che il piccolo ha appena sei anni e un’intera vita davanti per crescere e migliorare le sue skill. Eppure, a detta del genitore, il ragazzo si allenava come tutti, non aveva alcun tipo di problema fisico (e proprio per questo la mamma s’è chiesta cosa sarebbe mai potuto succedere se il ragazzino avesse presentato degli handicap) e i genitori erano sempre in regola con le rette. Stando a quanto ha spiegato la signora, le sarebbe stato fatto sapere che il figlio non poteva giocare in insieme agli altri bambini, perché non abbastanza “forte” da meritare un posto da titolare in squadra.

Come dovrebbe reagire un bambino a quell’età dopo aver sentito dire “non giochi perché non sei capace”? Una frase che avrebbe gettato nello sconforto chiunque, figuriamoci un bambino di appena sei anni. Lo stato d’animo del figlio, sempre rattristito, ha dato un motivo alla madre per iniziare una protesta contro la scuola calcio E lo ha fatto affiggendo striscioni in diverse parti della città corallina, in cui portava all’attenzione di tutti quanto stava accadendo al figlio. “Vergogna! Eliminare un bambino da una squadra perché ritenuto poco capace”. Poi ha tirato in ballo anche il ct della Nazionale, lo jesino Roberto Mancini: “Chi ha visto Mancini?” reo di non aver ancora messo bocca sulla questione.

 

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