di Fulvia De Santis
Oltre 120 persone hanno preso parte, nella serata di ieri 23 gennaio, presso il Misus, al debutto ufficiale di “Scelgo il futuro, scelgo San Benedetto”, il nuovo movimento civico giovanile che punta a rinnovare l’ambiente politico cittadino mettendo al centro partecipazione, ricambio generazionale e visione strategica del territorio. A guidare il progetto è Leonardo Capograssi, giovane sambenedettese d’adozione con profonde radici marchigiane.
Sebbene originario di Roma, Capograssi ha costruito a San Benedetto del Tronto il proprio percorso umano e formativo. «Questa città è stata la mia seconda casa fin dall’infanzia – ha spiegato – fino alla scelta, quasi dieci anni fa, di trasferirci definitivamente qui». Un legame, il suo, che va oltre la residenza anagrafica e che si è consolidato negli anni attraverso gli studi e l’impegno civico.

L’avvicinamento alla politica nasce presto, tra i banchi di scuola. A soli quindici anni Capograssi intraprende la militanza studentesca, arrivando a ricoprire il ruolo di vicepresidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Ascoli Piceno. «La scuola è la prima vera frontiera istituzionale – sottolinea – il luogo in cui si impara cosa significa rappresentare una comunità e mettersi al servizio degli altri». Un’esperienza che ha rafforzato la convinzione che la politica non sia un concetto astratto, ma una forza capace di incidere concretamente sulla vita quotidiana delle persone.
Il movimento si presenta come una realtà eterogenea, composta da studenti, rappresentanti d’istituto, giovani professionisti e imprenditori. Una pluralità di competenze e sensibilità accomunate dalla volontà di costruire la San Benedetto del futuro offrendo ai giovani la possibilità concreta di mettersi in gioco. La scelta del civismo non è casuale: «Crediamo che le differenze ideologiche non debbano diventare muri quando sono in gioco gli interessi della collettività. Vogliamo unire, non dividere».
L’obiettivo dichiarato è quello di diventare un punto di riferimento non solo per le nuove generazioni, ma anche per tutti quei cittadini che si sentono distanti dalla cosiddetta “vecchia politica” e chiedono un cambiamento profondo nei metodi e nella visione amministrativa della città. Un segnale incoraggiante, in tal senso, arriva dalle numerose adesioni registrate anche al di fuori dell’ambito giovanile, da parte di persone pronte a sostenere il progetto senza chiedere nulla in cambio.
Non mancano le critiche, soprattutto da chi liquida l’iniziativa come espressione di “giovani inesperti”. Un’etichetta che Capograssi respinge con decisione: «Per ogni amministratore c’è stata una prima volta. La differenza non la fa l’età, ma il modo di interpretare il ruolo. Amministrare significa vivere la città ogni giorno, ascoltare le persone, camminare tra la gente, non chiudersi nei palazzi».
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