Di Fulvia De Santis
SAN BENEDETTO – Il clima interno al Partito Democratico resta teso. Il segretario del Circolo Nord, Elio Costantini, critica duramente la gestione del partito da parte del segretario comunale Marco Giobbi, accusandolo di aver trasformato il partito in un “feudo personale” dove la democrazia interna sarebbe ridotta a un ruolo marginale.
Secondo Costantini, la recente e faticosa riunificazione interna del Partito Democratico, culminata con l’allargamento della segreteria a Sorge e Marini, si basava su una condizione precisa: l’avvio di un confronto aperto e senza preclusioni con tutte le forze del centrosinistra.
Per mesi, spiega il segretario del Circolo Nord, si è lavorato per costruire un dialogo con le altre realtà politiche che si riconoscono nell’area progressista, nella convinzione che solo un tavolo ampio, capace di includere progressisti, civici, moderati e riformisti, possa creare le condizioni per vincere le prossime elezioni amministrative.
“Una linea politica che – sottolinea Costantini – era stata già approvata in sede di Unione comunale ma che ora rischia di essere rimessa in discussione”. Nel mirino finisce infatti la decisione di Giobbi di convocare con urgenza un direttivo per domenica mattina, prima della riunione dell’Unione comunale prevista per martedì sera.
Una convocazione definita “inusuale ed estemporanea”, anche per l’invito esteso a tutti i delegati dell’Unione e alla presenza di Francesco Comi, presidente della commissione di garanzia regionale.
Costantini ribadisce la posizione del suo gruppo: piena disponibilità al confronto se nei prossimi giorni verrà avviato un tavolo politico allargato a tutte le forze del centrosinistra. In caso contrario, avverte, non ci sarà alcuna partecipazione a iniziative ritenute forzate o prive di legittimità.
La strada è quella di un tavolo largo che scelga il candidato sindaco, unico metodo per costruire una coalizione competitiva.
Il Circolo Nord parteciperà alla riunione dell’Unione comunale ma non ad altri incontri. “Il nostro non è un problema di nomi – afferma – ma un problema politico: allargare la base del consenso e convergere su un candidato condiviso. Solo così si può vincere”.
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