Ricostruzione: Guido Castelli al posto di Giovanni Legnini: dov’è la sorpresa?

L'avv. Giovanni Legnini e il sen. Guido Castelli, nuovo Commissario alla Ricostruzione post sisma

Post sisma. Quinta nomina in poco piu’ di sei anni. L’avvocato abruzzese resta alla guida dello staff per l’emergenza ad Ischia.
I retroscena, l’endorsement del successore, la levata di scudi del pd, le prese di posizione tra gli altri del vescovo di Norcia, dell’ex ‘sindaco del terremoto’, Ronchetti e del treiese Capponi rappresentante Anci nella Cabina di regia per il Cratere sismico

Chi l’aveva gia’ data per scontata la riconferma dopo l’endorsement “al di la’ delle appartenenze politiche” per Giovanni Legnini manifestato allo scrivente (nel corso della diretta  di Tvrs) da parte dello stesso Guido Castelli la sera stessa della sua elezione a senatore, non ne aveva tenuto in debito conto la conclusione finale. “Naturalmente la nomina del Commissario in scadenza a fine anno spetta al Presidente del Consiglio dei ministri” aveva aggiunto Castelli, gia’ sindaco di Ascoli Piceno e fino a quel punto assessore regionale con delega proprio alla ricostruzione post sisma 2016. Tutto nelle mani di Giorgia, la riconferma per l’ex vuce di Sergio Mattarella al CSM e competitor sconfitto da Marsilio alla guida della sua regione, lui abruzzese di Roccamontepiano (Ch). Una riconferma, ripetiamo, che appariva scontata anche dopo la nomina a commissario per l’emergenza di Ischia. Invece il dpcm a firma Meloni, ora al passaggio dell’esame della Corte dei Conti, porta un altro nome, il quinto in poco piu’ di sei anni, dopo quelli di Vasco Ernani, Paola Di Micheli (entrambi in quota od, di nomina renziana), Piero Farabollini (geologo Unicam) e Giovanni Legnini.

Per Castelli (FdI) che nella sua collaudata militanza politica, si e’ dimostrato un affidabile pubblico amministratore, gli auguri del Governo, e di contro la levata di scudi dei consiglieri regionali pd che ne chiedono le dimissioni da Palazzo Madama. Cori bipartisan pro Legnini a cominciare dal vescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo continuando con i comitati regionali del ‘cratere sismico’, e tra i sindaci l’autorevole rappresentante Anci in Cabina di regia, il treiese Franco Capponi che del commissario abruzzese avevano cominciato ad apprezzare i primi risultati operativi in direzione sopratutto della ricostruzione. Certo limitati alle difficili congiunture in relazione all’edilizia ‘battuta’ da autentici Cavalieri dell’Apocalisse: bolla speculativa, carente reperimento di materiali, problematica individuazione di aziende disponibili a causa dei molti cantieri con le provvidenze del bonus 110%, crisi di liquidita’. 

Ora la palla ‘di fuoco’ passa al quinto commissario: quasi un record per un post sisma di appena 6 anni fa. I tempi sono cambiati se si pensa che bastava una lettera di Venanzo Ronchetti, sindaco di Serravalle di Chienti, epicentro del terremoto umbro-marchigiano, per far ‘sganciare’ dalla biorsa del premier Massimo D’Alema altri 3.000 miliardi di lire e la riconferma di Franco Barberi a capo della ricostruzione. Da parte sua Ronchetti, socialista ‘di ferro’, ora accusa: “Grave errore quello di Giorgia Meloni: Legnini andava riconfermato almeno per un altro anno ancora”.

In ogni caso la nomina di Palazzo Ghigi pone in rilevanza una figura di amministratore marchigiano e in parte ‘restituisce’ (per cosi’ dire) o meglio: offre alla regione unica in Italia a guida Fratelli d’Italia una rappresentativita’ nazionale di indubbio valore ed interesse. Venuta a mancare del tutto al momento delle nomine governative. Aggiungiamo: a sorpresa dopo che la premier Giorgia Meloni aveva pescato abbondantemente nell’esecutivo del governatore Francesco Acquaroli.

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