Rete 4: “Un quartiere spaventa Ancona”, ma i residenti non sono d’accordo

Anche l’associazione Spazio Comune Heval è intervenuta duramente per difendere gli Archi

 

Non è passato inosservato il servizio andato in onda su Rete 4 circa il quartiere degli Archi dove a detta dell’inviata i residenti per lo più stranieri rappresentano una minaccia per l’intero capoluogo di regione. Sulla vicenda quanto mai discutibile è intervenuto con un comunicato lo Spazio Comune Heval. “Avremmo fatto volentieri a meno di assistere e commentare l’ennesima pagliacciata giornalistica. Non possiamo però restare indifferenti di fronte ad una narrazione così tossica quanto fantasiosa dei quartieri in cui sviluppiamo il nostro agire, in cui viviamo e che amiamo con tutto il cuore. – si legge – Andiamo per gradi a smontare ogni assurda teoria di questo servizio.

“In primis i migranti messi in pubblica piazza come origine dei mali del mondo, nuovi untori urbani che diffondono vizi ed eccessi in un mondo dove la moralità regna incontrastata. Le comunità migranti agli Archi o al Piano sono integrate da anni, partecipano attivamente alla vita di quartiere e riempiono le panchine della nostra città insieme a tantissimi giovani. I quartieri popolari sono più movimentati rispetto al resto della città per composizione sociale da sempre, chi punta il dito contro i e le migranti dove vive? Con chi si confronta per voler rappresentare in televisione un immagine così xenofoba della nostra città? Forse mera campagna elettorale per il camerata Acquaroli o più probabilmente l’ennesima infame campagna mediatica contro le marginalità. Un salto nel nostro spazio per vedere come si costruisce integrazione dal basso no caro Giordano? O magari chiedere ad un operaio migrante cosa vuol dire lavorare 12 ore sotto caporale al porto? I negozi storici degli Archi chiudono per colpa dei migranti?!? Ride qualsiasi persona a questa affermazione”.

 

Punto primo le attività gestite da italiani agli Archi e al Piano sono ancora molte e chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Punto secondo, quale sarebbe la relazione tra migranti e chiusura delle attività? I negozi sotto gli Archi hanno un enorme problema di fognature da gestire che fa allontanare possibili commercianti e in secondo la problematica della chiusura di luoghi tradizionali non tocca solo il quartiere degli Archi ma tutta la città, soprattutto il centro. Questo fenomeno non ha nessun legame con i flussi migratori ma ha invece relazioni molto profonde sulla programmazione che si vuole dare a questa città, sulla gentrificazione continua dei nostri territori e della loro svendita a multi nazionali. Degrado, degrado e degrado. Non siete anche voi stufi di sentirlo? Una litania inutile, mistificatrice e che cerca di individuare per l’ennesima volta nel più povero il problema. La storia del colpo di pistola sparato anni fa non ha nulla a vedere con i migranti, e lo sanno tutti. Vogliamo parlare di bottiglie lasciate in giro o delle carenze di servizi pubblici nella nostra città? Di come Fincantieri gestisce le decine di case agli Archi o di illazioni di chi non vive questi territori?”

 

“Esiste un problema sicurezza diffuso in questi quartieri? No.  Esistono situazione problematiche da risolvere? Assolutamente.  Il problema sono le persone migranti? No.  La soluzione sta nella comunità che vive quei luoghi, nelle relazioni che ha la forza di instaurare e nelle azioni che collettivamente riesce a produrre. La soluzione sta nell’analizzare le problematiche in tutta la loro complessità, senza rifugiarsi in mistificazioni e semplificazioni della realtà che nulla hanno a che fare con il sano giornalismo”.

 

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