Quel pomeriggio a Perugia al cinema con Nicola Pietrangeli nei giorni dei campionati italiani al Tennis Club

IL RICORDO. La conoscenza all’ufficio stampa, poi l’incontro a meta’ del corso cittadino. La rivalita’ fino a pochissimo prima poi infine l’amicizia con Adriano Panatta che nel capoluogo umbro si confermo’ ancora una volta ‘numero uno’ battendo in finale Paolo Bertolucci

Maglioncino pied di poule, pantaloni che lo avrebbero fatto scambiare per un golfista se non fosse stato per la sua leggendarla fama di tennista.

Lo incrociai a meta’ del corso Vannucci a Perugia, la mia citta’ dove si stavano giocando al Tennis Club all’ombra di San Pietro in quell’anno di grazia 1973 (la stagione? forse il magnifico autunno umbro) i campionati assoluti di cui Pietrangeli era l’icona stessa. Nicola giocava ancora -lo avrebbe fatto per un altro anno ancora come singolarista ed altri quattro come doppista- anche se il number one era ormai Adriano Panatta. Sin da quando tre anni prima aveva strappato ad ‘old Nic‘ il titolo di campione italiano al termine di un combattutissimo match dove l’eta’ al 5. set aveva contato assai. Ribadendo l’anno dopo,la stella nascente Panatta la propria supremazia in una medesima finale ed identico punteggio contro l’indomito ‘vecchio’ leone il quale da parte sua aveva cosi’ tanto contribuito a fare del tennis uno sport popolare.

Adriano che a Perugia giocava con una divisa sponsorizzata da una notissima marca estera di sigaretta (il marchio su una delle maniche), era ciccolatissimo in sala stampa. Cui avevo accesso come cronista del Corriere della Sera -allora come adesso il piu’  venduto quotidiano italiano- di cui ero il corrispondente dall’Umbria, oltre che redattore neoassunto de ‘Il Messaggero’ di Roma. In campo Panatta era il ‘re’: “a regazzi’ passami le palline” ai boys di bordo campo (e loro scattavano) e pure in sala stampa. ‘Adriano di qua, Adriano di la’. Sempre alla corte di Rino Tommasi e Gianni Clerici, l’Adriano. Piu’ con il ruolo di testimonial ed onusto dei trionfi appena trascorsi, Pietrangeli. Ed io? Ventiquattrenne, ero felice di essere accolto con il pass aureo del Corsera in quell’empireo glorioso.

Citta’ di Castello, settembre 1970. Maurizio Verdenelli (in prima fila, terzo da sx) alla guida della redazione de La Nazione

Cosi quel pomeriggio del ’73 Pietrangeli solo soletto m’invito’ al cinema con lui. Avevo da fare ma naturalmente accettai. Indicai il cine teatro Pavone situato nella piazzetta a meta’ del corso tra le redazione de La Nazione dove avevo iniziato il mestiere (nel 70 avevo pure diretto la redazione di Citta’ di Castello) e quella de Il Messaggero dove lavoravo come vice responsabile dal 1. Aprile di quell’anno. 

Il titolo del film al Pavone non lo ricordo piu. La trama? una commedia all’italiana con Alberto Sordi. Pietrangeli amava parlare di quel suo passato appena dietro le spalle. Adriano era diventato suo grande amico eppero’ quante volte aveva dovuto battere quell’enfant prodige ‘de Roma’ come lui che la Federazione gli mandava regolarmente ‘contro’ (ricordava Nic) certo per avviare un pur necessario ricambio generaziobale ma tuttavis che fatica prima di alzare bandiera bianca! Che alla fine naturalmente e molto onorevolmente -e con grandissimo sforzo da parte dell’Adriano- avvenne. 

Non rividi piu’ l’eroe del tennis Pietrangeli; non ebbi piu’ modo di seguire lo sport in modo diretto, mi dimisi dal Corsera che durante una licenza dal servizio mi chiese di seguire un fatto di ‘nera’ a Terni ed io invece che volevo riposare! Dopo qualche mese da quelle mie dissennate dimissioni, nel 1976 Nicola capitano non giocatore; Adriano e Paolo Bertolucci -a Perugia sconfitto in finale da Panatta- vinsero in Cile la prima Coppa Davis. Io, a Chieti dirigendo la redazione del Messaggero, seguii vegliando quegli incontri che in Patria molti non avrebbero peraltro voluto per dire ‘no’ a Pinochet. Ma alla fine a vincere furono l’Italia e il Tennis.

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