Quando Philippe Daverio scoprì a Caldarola una lapide anticlericale di Giordano Bruno

Ricordo del grande critico scomparso. “San Ginesio? Più bella della Ville Lumiere!”. L’ammirazione per i capolavori in Pinacoteca e per la pala di Sant’Andrea

di Maurizio Verdenelli

Quel giorno dovetti tirarla un po’ alle lunghe perchè l’ospite atteso da tutti all’auditorium di Sant’Agostino a San Ginesio dove si celebrava la memoria, ad un anno dalla scomparsa, del prof. Giovanni Cardarelli, arrivò con sensibile ritardo. A giustificarlo ci penso il ‘gancio’ che aveva consentito una tale presenza, Giampiero Feliciotti. La motivazione era tuttavia largamente sufficiente a far comprendere la non piccola attesa. Philippe Daveriodeceduto a Milano il 2 settembre scorso– sulla strada per San Ginesio aveva voluto fare una deviazione per ‘visitare’ a Caldarola la lapide anticlericale di Giordano Bruno (sconosciuta ai più fino a quel momento) a Palazzo Pallotta. Poi uscito su quella splendida piazza Sistina, al centro della cittadina, aveva ammirato un antico edificio intavolato con l’Ing. Riccardo Donati una serrata trattativa per acquistarlo.

 

Chissà quale esito ebbe all’inizio di compravendita nella culla del potente segretario di Stato di papa Sisto, il cardinal Evangelista Pallotta, alla vigilia del terribile sisma del 24 agosto di quell’anno che hanno visto Caldarola e San Ginesio, centri martiri all’interno del cratere sismico.
Nella città natale di Alberico Gentili, il critico d’arte ebbe poi modo di ammirare, tra gli ultimi nella splendida pinacoteca comunale, accompagnato dell’indimenticabile sindaco Mario Scagnetti, i capolavori ‘Sibillini’ con al centro la Pala di Sant’Andrea.
San Ginesio? Piu bella della Villa Lumière, di Parigi insomma” disse Philippe Daverio, sinceramente ammirato.
Fu un pomeriggio meraviglioso nel ricordo del grande, pedagogista sanginesino, allievo spirituale di don Milani, il prof. Cardarelli che nel suo amatissimo paese aveva voluto scienziati famosi come da Rita Levi Montalcini e divulgatori popolarissimi come Piero Angela e musicisti di successo come Antonello Venditti. A ricordarlo, con il sottoscritto, l’indimenticabile Barbara Pojaghi, Giorgio Sancricca, Luciana Salvucci (sua erede alla guida dell’istituto Gentili), Massimo Sargolini e Tullia Leoni Cardarelli, vedova di Giovanni.

Quando sopraggiunse, ricordo, lasciai il mio posto al centro del tavolo dei relatori, a Philippe Daverio. Coincidendo quel fazzoletto su cui poggiava la poltroncina, con la tomba di un beato monaco nell’antica ex chiesa, preferì una location …collaterale. Dribblò anche l’insidia polemica della domanda sulla teoria di Giovanni Carnevale per cui l’abbazia di San Claudio (Corridonia) sia da considerarsi in realtà come la vera Acquisgrana, la capitale di Carlo Magno. Il critico d’arte si limitò a sottolineare come Acquisgrana e la tomba dell’imperatorea sono in luoghi accertati e storicizzati, e dunque quale mistero? Limitandosi a ricordare come fosse un appassionato cultore della storia dell’imperatore, di aver avuto il doppio onore d’avere nelle sue mani la Corona ferrea e d’aver chiuso la porta della Sala della Meditazione che ospitò Carlo Magno prima dell’incoronazione. Poi, ad una domanda ‘intimistica’, rivelò come sul piano del cibo fosse per Philippe nato a Mulhouse (Francia) da madre alsaziana, fosse un sincero appassionato del paté d’oca. Concedendosi senza remore, lui sempre attento al timing, a quel caldo pomeriggio pre-estivo a San Ginesio, da lui raggiunto con ritardo ‘sulla tabella di marcia’.

 

Daverio l’avevo conosciuto 7/8 anni prima a Camerino, al Tempio Ducale dell’Annunziata, ad un incontro culturale promosso da Comune (sindaco Enzo Fanelli) e da Unicam. Erano passati circa 10 anni dal terremoto umbro-marchigiano e il progetto della ‘citta in rinascita’ promosso generosamente dal sindaco Giannella pareva dirsi compiuto. E la tempesta sembrava quel giorno definitivamente dietro le spalle nello splendido colonnato del tempio varanesco illuminato dalla facondia del massimo divulgatore d’arte d’Italia.

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