Prof Iachini, condizione fisica e giovani: “Ultimi due anni devastanti”

Mauro Iachini

ECCELLENZA – Il preparatore atletico e responsabile del settore giovanile dell’Atletico Ascoli parla in vista anche della finale di Coppa

Quanto lo stop dei campionati e la “ripartenza” rimandata possono avere ripercussioni sulla condizione delle squadre e sui ragazzi del settore giovanile? A rispondere a questa domanda ci ha pensato Mauro Iachini, Preparatore Atletico della prima squadra e Responsabile organizzativo del Settore Giovanile e Scuola Calcio dell’Atletico Ascoli. “Le lunghe pause a livello dilettantistico non sono facili da gestire. Con la mancanza dell’obiettivo della gara, non è semplice mantenere un’intensità importante“.

Come si è lavorato fino ad ora?
Abbiamo lavorato sempre bene ma una cosa da sottolineare sono le possibili quarantene e positività che costringono i ragazzi a stare in casa diversi giorni. Quando si ritrovano al campo, pur con lavori personalizzati a casa, c’è la necessità di rimodulare il lavoro per rimetterli a pari con il resto della squadra.

Questo cosa cambia nell’economia di un campionato?
La condizione non è facile ma le squadre sono tutte sullo stesso piano, quindi nessuno parte avvantaggiato. Noi comunque cerchiamo di lavorare con lavori personalizzati che possano portare i ragazzi ad avere una condizione accettabile alla ripartenza.

Come giudica questo ulteriore stop nell’ambito del suo specifico lavoro?
Certo che questo susseguirsi di date ipotetiche non agevola sicuramente il lavoro. Gli ultimi due anni sono stati devastanti dal punto di vista psicologico, un po’ per tutti. Lo scorso anno allenarsi 4/5 mesi senza un obiettivo prefissato non è stato assolutamente semplice. Quest’anno sembrava potesse andare tutto per il verso giusto e poi siamo ritornati in questa situazione che non agevola il lavoro mentale.

Ma alla fine, dal punto di vista fisico, chi ci rimette davvero maggiormente?
I giovani sono quelli che subiscono di più la situazione: sono fragili mentalmente e mollano con molta facilità. C’è da fare con loro un lavoro sulla fiducia e sulla continuità. Devono credere nei loro mezzi, nelle loro possibilità e non devono abbandonare l’attività sportiva.

Atletico Ascoli che, rispetto alle altre, paradossalmente deve tenere più di tutte l’asticella alta, vista la finale di domenica.
La partita di Coppa ha condizionato notevolmente l’andamento degli allenamenti perché è una partita importante, alla quale dobbiamo arrivare dal punto di vista fisico, mentale e organizzativo tecnico tattico. Il fatto che la data sia cambiata un paio di volte ha contribuito a cambiare spesso quella che è stata la programmazione degli allenamenti. Averla però come obiettivo imminente fa sì che i ragazzi possano allenarsi bene e con sacrificio, come fanno da inizio anno. Per noi è una partita fondamentale che non possiamo assolutamente sbagliare.

Per il Settore Giovanile invece?
In qualità di responsabile del settore giovanile dell’Atletico Ascoli ho vissuto in prima persona questa fase di pandemia che ha provocato dei danni psicologici importanti verso i ragazzi, non solo a livello sportivo ma anche scolastico. I ragazzi sono quelli più penalizzati da questa situazione perché non possono svolgere quello che è il loro sport preferito. Negli ultimi anni lo hanno fatto con una grande discontinuità che non gli ha permesso di esprimersi al meglio e di continuare il percorso di crescita che si fa nei settori giovanili.

Come vivono i ragazzi senza calcio?
Abbiamo notato diversi ragazzi demoralizzati e abbiamo dovuto lavorare molto dal punto di vista psicologico per fargli recuperare la fiducia in loro stessi. Hanno bisogno di tornare a gioire a confrontarsi con gli altri perché queste continue interruzioni non hanno fatto bene né a loro e né alle società sportive. Dobbiamo continuare a dare il nostro sostegno ai ragazzi che sono il presente e il futuro della nostra società. Dobbiamo farli continuare a credere ai loro sogni e che attraverso lo sport potrà esserci una ripresa generale.

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