Processo Oseghale, appello a Salvini della moglie del superpentito: “Ci difenda dalla mafia nigeriana” – VIDEO

Nel frattempo la Corte di Appello ha dimezzato la condanna a Lucky Awelima e Desmond Lucky per spaccio

La famiglia del collaboratore di giustizia chiede da anni la scorta, due degli indagati, di contro, ottengono uno sconto di pena. E’ lo scenario a margine di un processo: quello per la morte di Pamela Mastropietro che vede alla sbarra Innocent Oseghale.

Nello stesso giorno, infatti, si sono fatte largo due notizie: l’appello della moglie di Vincenzo Marino (il collaboratore di giustizia che ha riferito alcune confidenze di Innocent Oseghale ricevute in carcere) al ministro Matteo Salvini, e la sentenza della Corte di Appello che ha ridotto la pena per Lucky Awelima e Desmond Lucky, entrambi condannati per spaccio, ma coinvolti nelle indagini per la morte di Pamela.

Awelima e Lucky erano stati condannati in primo grado a otto e sei anni, ma la Corte di Appello ha rivisto la sentenza, comminando ad entrambi 4 anni e 8 mesi, con i due che presto potrebbero finire ai domiciliari, vedendo quindi aprirsi le porte del carcere.

Tiziana Marino, invece, é la moglie del pentito di ‘Ndrangheta che ha conosciuto Innocent Oseghale in carcere e che nei giorni scorsi ha testimoniato al processo per la morte di Pamela raccontando di aver ricevuto confidenze in cella dallo spacciatore nigeriano, che gli avrebbe anche confermato di essere un membro della mafia nigeriana. La donna é attualmente residente con i suoi 4 figli in un piccolo comune della Ciociaria, fa le pulizie per vivere, e dice di aver paura per i suoi ragazzi. Ha già ricevuto minacce e teme che sua figlia più grande possa fare la fine di Pamela. Da anni attendono che il programma di protezione nei loro confronti riprenda, ma quella domanda é rimasta sepolta su qualche scrivania.

Questo quanto racconta la donna ad Affari Italiani: “Vincenzo è anche un papà: raccolse le confidenze di Innocent Oseghale, nel carcere di Ascoli Piceno. Mio marito non ha mai cessato di collaborare con la giustizia, anche senza un programma di protezione, e riferì ai magistrati di Catanzaro gli agghiacciati particolari che apprese… ” La procura di Catanzaro allertò il procuratore di Macerata, Giorgio.
Marino venne sentito diverse volte, il suo racconto fu ritenuto attendibile, divenne la supercarta da giocare per l’accusa al processo per incastrare il reticente Oseghale. Grato, il dottor Giorgio segnalò il fatto alla procura di Catanzaro. Ma il ripristino della protezione per Marino e i suoi familiari ? Per ora, nulla è stato fatto.
Racconta l’avv. Maria Claudia Conedi:”Marino e Oseghale all’inizio bisticciarono, poi gli altri detenuti raccontarono al nigeriano chi fosse Marino, un detenuto di tutto rispetto, lo zio. E qui Marino si dimostrò una Mente. Si finse ancora ‘ndranghetista, attivo nella cosca, ammaliò il nigeriano che cascò nel tranello, e il nigeriano gli confidò di essere un capo dell’Ascia Nera di Macerata”.
Marino si infiltrò insomma nella mafia nigeriana: per farsi valere come piccolo Cesare della mafia nigeriana.
“Oseghale spifferò allo zio come aveva ucciso Pamela. E in Nigeria tra chi pratica certi rituali magici è molto più facile sapere come si scuoia bene un uomo piuttosto che un capretto, dove iniziare a tagliare un cadavere per far spillare fuori il sangue.
Marino,saputo ceri particolari si attiva, informa il suo referente a Catanzaro, il dottor De Bernardo, di certe confidenze agghiaccianti ,questi relazione al dottor Giorgio a Macerata, vengono fatti dei riscontri e controlli: certi particolari riferiti da Marino collimano con l’autopsia di Pamela e rivelano che il supertestimone è attendibile”.

Giada Berdini
Author: Giada Berdini

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