Prima ondata di caldo e accessi da record al pronto soccorso dell’Inrca

Enormi disagi per pazienti e personale medico e infermieristico

Con l’arrivo della prima ondata di caldo il pronto soccorso dell’Inrca di Ancona va in affanno a causa delle decine di persone anziane che in questi giorni si sono rivolte alla struttura. Nonostante gli sforzi portati avanti dal personale medico e infermieristico presente in postazione i problemi non sono mancati. Questo perchè l’Inrca, che in realtà è un posto di prima assistenza, viene considerato a tutti gli effetti come un pronto soccorso. Come se bastasse, il reparto denominato OBI, ovvero osservazione breve intensiva, che dovrebbe accogliere sei malati è arrivato ad ospitarne anche quattordici. Malori in parte riconducibili al caldo e a volte al poco filtraggio da parte dei medici di base che sempre più spesso indirizzano le persone in ospedale anche per cose banali. A farne le spese, come spesso capita, i pazienti ma anche il personale ospedaliero che quasi ogni giorno si ritrova a fare i conti con queste criticità.

I problemi più grossi nascono proprio dall’OBI: qui i pazienti possono essere massimo sei per una degenza che non dovrebbe superare le 36 ore, poi il paziente in questione viene rimandato al proprio domicilio o inviato in un altro reparto. In alcuni casi le degenze superano i 4 giorni a causa della mancanza di posti letto. Ad inizio settimana nonostante l’impegno profuso dal personale medico e infermieristico presente nel posto di primo intervento,  si è arrivati ad avere 14 pazienti ricoverati nel reparto di osservazione. Per accogliere questi otto malati in più non resta che utilizzare le barelle che di solito occorrono per adagiare i pazienti in arrivo con i mezzi del 118. Il protocollo inoltre prevede che nel reparto di osservazione intensiva non ci dovrebbero essere pazienti in condizioni critiche, cosa che invece avviene spesso e volentieri. Il personale ospedaliero è costretto a fare il giro dei reparti alla ricerca di altre barelle per accogliere chi arriva con i mezzi del 118. Una ricerca spasmodica accompagnata da una serie di telefonate nei vari reparti, proprio per evitare che le ambulanze provenienti da Ancona e comuni limitrofi restino bloccate nella postazione di primo intervento dell’Inrca.

Ma i problemi di certo non finiscono quì. Fino a qualche settimana fa il personale medico poteva, in caso di necessità, mettersi in contatto via fax direttamente con la centrale operativa del 118 al fine di bloccare per qualche ora l’accesso dei pazienti. Lasso di tempo che veniva utilizzato dallo stesso personale per liberare barelle e relativi posti letto con tanto di trasferimenti o dimissioni per poi dare via libera alla centrale operativa del 118. Procedura questa che non può essere più utilizzata per il semplice fatto che il personale in servizio al posto di primo intervento deve comunicare la criticità alla direzione sanitaria dell’Inrca che a sua volta si mette in contatto con la centrale operativa del 118  per bloccare l’accesso degli ammalati in struttura. Un passaggio piuttosto complicato anche per il fatto che dopo una certa ora, nei giorni festivi e notturni compresi, risulta difficile trovare gente in direzione sanitaria disposta a mettersi in contatto con la centrale operativa del 118. Stesso discorso per quello che riguarda il cessato allarme con riapertura del posto di primo intervento.

 

redazione
Author: redazione

Potrebbe interessarti anche

                       

Articoli correlati

                       

Dalla home
VUOI RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO?

Iscriviti al nostro
canale telegram

Tag
Autore

I Più LETTI
DELLA SETTIMANA

I Più condivisi
DELLA SETTIMANA

 

Ultime NEWS