Porto D’Ascoli, Terrani: “Oggi si lavora molto sugli appoggi, vi racconto Testa e Finori”

Francesco Terrani

SERIE D – Il preparatore dei portieri biancazzurro ci parla del suo lavoro

Il lavoro del preparatore dei portieri è sempre qualcosa di specifico. Non si tratta di un primo allenatore e non si ha forse la percezione di quanto possa valere il lavoro fin quando il portiere di turno non compie un miracolo incredibile oppure una clamorosa allagata. Allenare il ruolo più delicato del calcio, però, è soprattutto un piacere, così come ci spiega Francesco Terrani, preparatore dei portieri del Porto D’Ascoli.

Mister buongiorno, questo Porto D’Ascoli vola anche in Serie D vedo..
Davvero, meglio di così non poteva partire. Abbiamo incontrato squadre molto blasonate e siamo riusciti a fare risultato. Però voglio portare attenzione dalla mia esperienza: quando c’è una promozione c’è entusiasmo quindi le partite portano punti ma non mostrano il vero valore di una squadra, sia in positivo che in negativo.

Quindi vuol dire che il Porto D’Ascoli è tutto ancora da scoprire?
Guarda, la Serie D l’ho fatta per tanti anni. In questa stagione vedo che 8-9 squadre sono fortissime, compongono una sorta di piccola C2 di un tempo. In questo scenario ci siamo noi e diventa tutto più duro perché puoi fari grandi exploit e vittorie come al Riviera, poi se perdi due partite ti ritrovi in fondo.

Andiamo alla parte succosa dell’intervista. Testa e Finori sono il materiale con cui lavora quest’anno. Che tipo di portieri sono?
Testa non lo scopriamo certo adesso, ha fatto benissimo in vari campionati e con diverse maglie come Sassari, L’Aquila o Brindisi. Un portiere esperto. Finori è un 2002, lo abbiamo visto bene a Grottammare e può crescere molto.

Scendiamo nel dettaglio, ci dice qualche caratteristica?
Testa è già un estremo difensore completo con il grande pregio della reattività. Se riesce ad avere una condizione buona per tutto l’arco del campionato è davvero un grandissimo valore aggiunto per una squadra. Finori, vista la sua giovane età, deve sgrezzarsi al livello tecnico-tattico ma ha tanta forza, tantissima, sia fisica che mentale. Mi ha sorpreso.

Lei lavora in questo campo da molto tempo, come ha visto cambiare le modalità di allenamento di un portiere?
Innanzitutto sono cambiati i materiali, le superfici (vedi il sintetico), i palloni, le scarpe e via dicendo. Oggi nel calcio tutto è portato ad avere un pallone che gira più forte, di intensità e velocità. Quindi la tecnica e la tattica cambia. E per tattica si intende che si allenano sempre di più gli appoggi in modo che risultino super efficaci per lo spostamento. Banalizzando un attimo, una volta se un portiere possedeva l’elasticità giusta arrivava ovunque, ora la palla viene calciata più forte e quindi bisogna lavorare in modo specifico per andare a prenderla.

Quindi c’è bisogno che il portiere, già di per se pieno di responsabilità, compia diverse scelte.
Esattamente. Prevedere è fondamentale, le letture sono diventate pane quotidiano. Tecnica e ed appoggi si allenano molto di più con sedute che sfiorano anche quasi le due ore.

Fermo restando che il portiere deve soprattutto difendere la porta.
Certo e ci tengo proprio a ribadirlo. La tattica sta anche nel sapersi muovere in un punto preciso rispetto a dove si trova il pallone in gioco in quel momento. Ma non lo fai per compiacimento, per “giocare con i piedi” come si dice, ma sempre con la finalità di proteggere meglio la porta. Un portiere vive e muore per quello.

Chiudiamo con il rapporto tra preparatore ed allenatore. Succede ancora che si sta facendo un esercizio e il mister chiama che vuole i portieri per una sua esercitazione?
Guarda una volta succedeva così e mi è anche successo con alcuni tecnici. Posso dire di aver avuto la fortuna di collaborare con allenatori bravi, ma con la B maiuscola, come Cappellacci, Fontana, Stallone e lo stesso Ciampelli che per me è come un fratello. Con questi allenatori, come appunto con Ciampelli tutt’oggi, ci si sente prima dell’allenamento. Io mi preparo a casa, ovviamente, poi al campo loro mi dicono: “Oggi facciamo questo, questo e questo, hai i portieri per 40-50-60 minuti e poi mi servono”. Così diventa tutto più facile, la collaborazione – proprio nel vero senso della parola – diventa proficua per entrambi.

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