di Fulvia De Santis
Proseguono le operazioni di consolidamento e costruzione delle pile del ponte ciclopedonale sul fiume Tronto, infrastruttura destinata a collegare Porto d’Ascoli e Martinsicuro e a completare uno dei tratti più critici della Ciclovia Adriatica, itinerario n. 6 della rete nazionale Bicitalia. I lavori, altamente specializzati, stanno procedendo senza interruzioni ma con tempistiche condizionate dalla complessità dell’intervento, dalle condizioni metereologiche e dagli spazi operativi limitati.
Nelle ultime settimane sono stati posizionati i massi di protezione attorno alla pila in golena, nonostante le difficoltà dovute al maltempo. Sono stati completati i primi due metri della pila e a breve è previsto il getto del calcestruzzo; nella prima settimana di febbraio si completeranno i restanti quattro metri. Proseguono intanto i lavori sulla rampa lato Marche e sulle fondazioni. Ieri è stato completato il getto dei tre pali di fondazione della rampa lato Marche; domani e dopodomani verranno realizzati i due pali della fondazione della pila esterna. Da mercoledì inizieranno le operazioni di smontaggio e montaggio dei ponteggi e i getti delle pile lato Abruzzo.

L’opera, dal costo complessivo di 3,5 milioni di euro, rientra nel progetto “Interventi per lo sviluppo della mobilità ciclo-pedonale” ed è finanziata nell’ambito della programmazione 2014-2020. L’obiettivo è completare un collegamento ritenuto strategico per la mobilità sostenibile, il cicloturismo e la continuità della rete ciclabile lungo la costa adriatica.
Sul progetto è intervenuto il presidente della Riserva Naturale Sentina, Claudio Voltattorni, che pur dichiarandosi favorevole all’opera in linea generale, ha espresso alcune preoccupazioni legate all’impatto sull’area naturalistica. «Come opera in sé credo che abbia grandi potenzialità – ha affermato – ma il progetto lascia qualche dubbio, anche perché in passato erano state ipotizzate soluzioni alternative, come l’utilizzo delle strutture del ponte ferroviario esistente».
Secondo Voltattorni, la criticità principale non riguarda tanto la struttura in sé, quanto il possibile aumento della pressione antropica sulla Riserva. «Il rischio è che, con un maggior numero di persone in transito, crescano anche l’inquinamento e lo stress per l’ecosistema, sia per la fauna che per la flora». Il presidente chiarisce però di non essere contrario all’opera: «Non parlerei di contrarietà, ma di una preoccupazione legata alle tempistiche e alle conseguenze sull’area protetta. È difficile quantificare l’impatto dei ciclisti rispetto ad altri eventi, come una piena del fiume, che può essere molto più devastante».

Il progetto è stato, comunque, sottoposto a Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA), come previsto dalla normativa per gli interventi in prossimità di siti Natura 2000, e che da quanto emerso l’impatto ambientale è stato analizzato e mitigato. Tra le prescrizioni recepite figurano, ad esempio, l’eliminazione di elementi pericolosi per l’avifauna e l’assenza di illuminazione per evitare l’inquinamento luminoso.
Accanto alle valutazioni ambientali, restano però aperti interrogativi sul profilo socio-economico dell’opera. Secondo alcune osservazioni emerse nel dibattito, mancherebbe una vera analisi dei benefici attesi e dei flussi futuri di utilizzo. Il timore è che il ponte possa trasformarsi prevalentemente in un collegamento funzionale locale, con costi di gestione e manutenzione che ricadranno sui Comuni di Martinsicuro e San Benedetto del Tronto, chiamati a occuparsi di una struttura lunga oltre 200 metri, con tre piloni e oneri non trascurabili nel tempo.
Sul fronte della mobilità ciclabile, FIAB San Benedetto del Tronto ribadisce invece l’importanza strategica dell’intervento nel quadro più ampio della Ciclovia Adriatica. «Il coordinamento regionale FIAB, attraverso le sezioni locali come FIAB San Benedetto, monitora costantemente lo stato di avanzamento delle infrastrutture lungo la Ciclovia Adriatica – spiega Paolo Laureti – sollecitando anche incontri con le amministrazioni competenti. Anche il ponte sul Tronto è sotto osservazione e confidiamo in un fattivo interesse degli enti per il suo completamento in tempi ragionevoli».
Per l’associazione ambientalista, il ponte rappresenta uno degli ultimi anelli mancanti per garantire la continuità del percorso costiero tra Marche e Abruzzo, oggi interrotto proprio in corrispondenza dell’attraversamento del Tronto. Un nodo che, una volta risolto, permetterebbe di rafforzare l’intero itinerario adriatico, riconosciuto a livello nazionale come ciclovia turistica di interesse strategico.
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