“Pierino Prati era un mio amico, fui io a riportarlo al Milan”

Roberto Patrassi ricorda Pierino Prati

CALCIO, IL RICORDO – Il maceratese Roberto Patrassi ricorda l’ex grande bomber

di Maurizio Verdenelli

“Pierino Prati fui io a riportarlo al Milan, 17 anni dopo aver lui lasciato la squadra rossonera con cui aveva vinto tutto”.

A ricordare l’ex campione d’Europa del ’68 e due anni dopo, “vicecampeon do mundo” in Messico è il maceratese Roberto Patrassi, per 35 anni dirigente del Milan, braccio destro dell’ex direttore generale Ariedo Braida e dell’ex Adriano Galliani e responsabile unico del settore giovanile (precedessore di Franco Baresi).

“Aveva lasciato Milano nel 1973 dopo essere stato con Rivera una macchina da gol, per approdare alla Roma dove rimase fino al 77. Nel ’90 accolse il mio invito ad assumere l’incarico di osservatore del Milan e fu pure un bravissimo istruttore di giovani calciatori dai quali era adorato. Pierino ‘La Peste’ per le difese avversarie era una gran brava persona e mi d’ stato sempre riconoscente per quella sua nuova assunzione nei ranghi della società di cui era stato una bandiera. Ricordiamo che fu il primo calciatore italiano a segnare una tripletta in una finale dei Campioni. Il riferimento è al 1969, al 4 a 1 a Madrid contro l’Aiax dove la stella di Cruijff doveva ancora brillare completamente”.

Da quanto non lo vedeva? “Ci siamo sempre sentiti spesso. Ma da qualche tempo, solo a tratti. Proprio ieri sera parlando di lui, mi ero riproposto di telefonargli. Troppo tardi. E mi duole molto non aver avuto la possibilità di salutarlo per l’ultima volta”. Ieri sera tardi la notizia della morte di Prati, mentre il Milan vinceva a Lecce per 4-1, ha colto tutti di sorpresa. Unanime il cordoglio. In nazionale Prati, che vestiva la maglia numero 11, era chiuso dal mito Gigi Riva. Vide così dalla panchina la storica semifinale Italia-Germania di cui il 17 giugno scorso si è celebrato degnamente il 50esimo e pure la finale che vide il suo impareggiabile assist man, Gianni Rivera, giocare solo gli ultimi 6′. In effetti all’Azteca, il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi divise due grandi coppie da gol: Rivera-Prati e Gori-Riva. Col senno del poi, ci si chiede se poteva andare diversamente contro il Brasile di Pelè che nell’ultimo scorcio della Finale schiantò gli esausti azzurri: 4-1 portandosi via per sempre la Coppa Rimet.

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