Per le feste “con le quattro capriole di fumo del focolare”: Macerata dopo il nuovo Decreto

La situazione nei microcomuni dell’entroterra: il caso paradossale del ‘cratere sismico’ dovuto al rapporto tra residenti ufficiali ed effettivi presenti

di Maurizio Verdenelli

“Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade”. “Me ne sto con le quattro capriole di fumo del focolare”. Napoli, 1916. Titolo: Natale. Autore: Giuseppe Ungaretti che nel capoluogo partenopeo stava godendo di una breve licenza durante la prima guerra mondiale, cui il grande poeta, ha preso parte sull’insanguinato fronte carsico lasciandoci liriche che fanno parte della grande letteratura italiana ed europea.

Nel celeberrimo ‘Natale’, Ungaretti canta il primo lockdown, personale e volontario, inconsapevolmente prodromico in anticipo di 104 anni fa di quello che a causa dell’emergenza sanitaria dovremo sostenere pur senza avere, magari, “tanta stanchezza sulle spalle”. Quella del poeta-soldato, lui più di D’Annunzio, cui l’aver collaborato otto anni dopo al quotidiano ‘La nuova Italia’ del giornalista Nicola Bonservizi da Urbisaglia colomba mussoliniana (alla cui famiglia fu poi legato il maceratese prof. Dante Cecchi) ucciso in quello stesso ’24 dalle trame nere ordite dal Dumini, l’assassino di Matteotti, avrebbero negato ingiustamente il Nobel.

A Macerata il ‘profondo rosso’ del periodo più bello dell’anno è stao accolto con filosofia, atteso come un male prima negato (‘Salviamo il Natale’) poi abbondantemente preannunciato. Tra screening di massa, in realtà disertati (“l’impressione è che la gente abbia paura di scoprirsi positiva e di dover subire in questi giorni, in sovrappiù, la quarantena: ecco perchè il sindaco Sandro Parcaroli nei call con i cittadini ha esortato a sottoporsi all’esame Covid” mi dice Massimiliano Montecchiari, un po’ stupito dall’aver fatto la fila nell’imprevisto ‘deserto’ al centro di Villa Potenza) e nell’assalto, questo concretamente di massa, ai negozi nell’ultimo week end free pass si consuma il day after del decreto draconiano del governo per evitare quella terza ondata che l’Iss ritiene inevitabile se non si starà chiusi in casa davanti a tv e caminetti accesi, come nell’esempio del soldato Ungaretti spossato dal primo anno di guerra.

A Macerata il sollievo nasce dal controriformista Parcaroli, sempre più in luna di miele con il cuore della sua città, che ha aperto la fortezza chiusa del centro storico. Dice ancora Montecchiari, co-responsabile tecnico del settore giovanile di una grande società sportiva professionista ed animatore della vita aggregativa di Piediripa (cfr Cluentum): “Certo, piazza della Libertà occupata a mezzadria dal parcheggio, appare meno bella e puo’ rappresentare un passo indietro rispetto alla valorizzazione del centro storico. Un fatto tuttavia è certo: i maceratesi, da generazioni, si erano abituati a frequentarlo per acquisti o altro, ad arrivarci in auto. E non sono valsi i pur bastevoli parcheggi serviti con agevoli ascensori…e il centro così moriva. Il colpo di grazia stava arrivando poi con l’emergenza sanitaria.
La riapertura della piazza, come la sosta gratuita di 30 minuti lungo i corsi Cavour e Cairoli, appare così come un tentativo in extremis di rianimazione del Grande Malato, un tentativo al momento riuscito, vista la soddisfazione di tutti, non solo dei commercianti”. E peraltro questo fenomeno relativo ai cosiddetti necessari mali minori, questo compromesso tra il Bello architettonico e l’interesse comune, si è verificato anni fa con piazza Mazzini, la cui parte finale venne nuovamente ‘sacrificata’ a parcheggio. Con soddisfazione di tutti, il sindaco Gian Mario Maulo, promotore della ‘liberazione’ della piazza, che si portò dietro fino alla morte quel cruccio che a chi scrive confidò con amarezza più volte.

Molti esodati o pronti all’esodo verso la Terra Promessa: Civitanova Marche.Intanto nella provincia dei microcomuni dove solo 10 su 56 (ex 57) hanno una popolazione pari o superiore a 10.000 abitanti, in vista dei 10 giorni di zona rossa tra fine anno ed inizio 2021 si fanno i conti sui possibili obiettivi da raggiungere nel raggio di 30 km concessi per lo spostamento. Se si parte, beninteso, da una comunità al massimo di 5.000 residenti.

“In realtà siamo ridotti a meno di quella soglia causa lo spopolamento post sisma – dice un sindaco – ma per l’anagrafe ufficiale non ci si potrà spostare”. Già, la questione è semplice. Le presenze non corrispondono ai residenti. Moltissimi perchè risiedono in centri della costa dove hanno trovato alloggio in attesa della ricostruzione delle proprie case. E nessuno in ogni caso e al momento vuole rinunciare alle provvidenze del cratere sismico.
Così anche il presepe della Camera arbitrale e della Sussidiarietà con sede a Muccia (segretaria generale la dott.ssa Alessandra Zampetti dirigente Unicam) dedicato all’appennino camerinese devastato dal terremoto, ha dovuto…trovare albergo per le Feste in un grande luogo di Culto a Roma.

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