A intervenire è il segretario provinciale Massimiliano d’Eramo
di Fulvia De Santis
La carenza di organico nella Polizia di Stato continua a pesare sulla sicurezza del territorio ascolano e sambenedettese. A intervenire è il SAP – Sindacato Autonomo di Polizia, che attraverso il segretario provinciale Massimiliano d’Eramo rivendica il ruolo di principale interlocutore sindacale della provincia, rilanciando l’allarme sulle difficoltà operative quotidiane ma registrando anche un primo segnale di attenzione da parte del Governo.
«Il SAP rappresenta oltre il 55% dei poliziotti della provincia di Ascoli Piceno – sottolinea d’Eramo – Questo significa che, quando parliamo di organici, di sicurezza e di condizioni di lavoro, parliamo a nome della stragrande maggioranza degli operatori che ogni giorno sono in strada».
Accanto alle criticità, il sindacato segnala l’attenzione del sottosegretario all’Interno Nicola Molteni verso le esigenze della provincia. «Per la prima volta dopo tempo – afferma d’Eramo – emergono segnali positivi. Ci è stato assicurato che nel prossimo piano di potenziamento estivo ci sarà una particolare attenzione per la nostra provincia, con l’obiettivo di iniziare a coprire almeno una parte dei pensionamenti, fatto mai avvenuto prima».
Un’apertura che il SAP accoglie con prudente fiducia, pur senza abbassare l’attenzione sulle attuali difficoltà. Una rappresentatività così ampia, secondo il segretario provinciale, impone di non minimizzare i segnali di sofferenza che arrivano dal personale in forza nella nostra provincia.
Nel dettaglio, il recente piano di potenziamento del Ministero dell’Interno ha previsto sette nuove unità complessive per la provincia: «Il recente piano di potenziamento ha portato alla Questura di Ascoli solo 3 ispettori, senza alcun nuovo agente operativo, mentre alla Polizia Stradale sono stati assegnati 3 rinforzi e alla Postale 1. Una distribuzione che, secondo il SAP, lascia ancora scoperto il territorio e non migliora la presenza quotidiana sul campo.»
«Questo significa – spiega d’Eramo – che non ci sarà alcun aumento delle pattuglie sul territorio, né un rafforzamento dei servizi di prevenzione e controllo nelle città. È un piano che, pur formalmente presentato come potenziamento, non produce ancora effetti concreti sulla sicurezza reale dei cittadini». d’Eramo evidenzia come il vero nodo resti il mancato ricambio generazionale, generato dalle scelte insensate dei precedenti governi e dalla riforma MADIA che in un solo colpo tagliò oltre 40000 operatori tra le Forze dell’Ordine, oltre che alla chiusura di ben 13 istituti di istruzione che hanno di fatto bloccato la formazione di migliaia di agenti, mai come adesso di fondamentale importanza. «Negli ultimi due anni – spiega – i pensionamenti sono stati numerosi e non adeguatamente compensati. In una provincia in cui si contano circa 150 operatori alla Questura e poco più di 60 al Commissariato, la perdita anche di poche unità accentua una situazione di evidente carenza di organico, compromettendo servizi fondamentali. Una situazione aggravata dall’aumento delle attività di ordine pubblico, dai controlli legati alla movida, dagli eventi sportivi ad alto rischio e da una criminalità che, pur senza allarmismi, «non consente più di parlare di isola felice».
«Non parliamo di promesse generiche – conclude d’Eramo – ma di un impegno politico preciso. Se a fronte di chi va in pensione inizieranno ad arrivare nuovi agenti, sarà un risultato importante e per il quale esprimiamo piena soddisfazione. I poliziotti non chiedono privilegi, ma di poter lavorare in sicurezza e con organici adeguati, per garantire ai cittadini quella tranquillità che oggi viene sempre più richiesta».
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