Operai agricoli al lavoro 7 giorni su 7 per 2,50 euro all’ora: nei guai tre aziende agricole

La Procura di Macerata ha disposto il controllo giudiziario delle tre ditte, con relativa nomina di un’amministratore giudiziario e il sequestro preventivo di 94.000 euro

I Carabinieri proseguono nella costante attività di contrasto del fenomeno del caporalato nella provincia di Macerata. I militari hanno effettuato un sequestro preventivo di 94.000 euro a tre aziende agricole tra le colline maceratesi e ascolane, quale corrispettivo del mancato pagamento di stipendi e contributi previdenziali a nove lavoratori stranieri.

Su richiesta del Procuratore della Repubblica Giovanni Giorgio e a seguito delle indagini condotte dal Sost. Proc. Barbieri in concordanza con le risultanze investigative del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Macerata e Reparto Operativo Tutela del Lavoro di Roma, coadiuvati da personale del Reparto Operativo del Comando Provinciale CC di Macerata, il Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Macerata, dott. Potetti, ha emesso un provvedimento di controllo giudiziario delle seguenti tre aziende agricole, ai sensi dell’art. 3  della legge 199/2016, in materia di contrasto al caporalato: Loddo family, con sede legale a Matelica; l’Aga srl, con sede legale a Penna San Giovanni e Sibilla srls, con sede legale a Montemonaco (AP).

 

E’ stato pertanto nominato un amministratore giudiziario (ossia un commercialista di Macerata, esperto in materia in gestione aziendale iscritto all’albo degli amministratori giudiziari), che affiancherà i titolari delle aziende nella gestione delle stesse, al fine di garantirne una conduzione conforme alle leggi, autorizzando soltanto tutti gli atti di amministrazione ritenuti utili per le imprese agricole.

Il provvedimento del giudice è stato determinato da un’intensa attività d’indagine volta ad accertare il fenomeno dello sfruttamento del lavoro (caporalato) in agricoltura. Nello specifico, l’attività investigativa trae origine dalla denuncia di alcuni lavoratori romeni che si sono rivolti all’Ambasciata a Roma, a seguito della quale l’Arma dei Carabinieri organizzava un’imponente task force – composta da Carabinieri dell’organizzazione speciale e di quella territoriale – avviando, lo scorso maggio, un’attività di osservazione e un massiccio monitoraggio di diverse aziende agricole delle colline maceratesi e ascolane, impegnate prevalentemente nell’allevamento di animali da latte e nella produzione di prodotti caseari.

L’articolata e complessa indagine ha fatto emergere numerose violazioni dei diritti dei lavoratori: in particolare, veniva registrato un via vai di operai agricoli (per lo più di nazionalità romena) – 9 sono stati identificati, tutti stranieri – che venivano impiegati come pastori in orari irregolari, a partire dalla mattina fino a tarda notte, tutti privi dei dispositivi di protezione individuali (ad es. scarpe antinfortunistica, guanti, mascherine, etc…).

Venivano impiegati in pessime e degradanti condizioni di lavoro, caratterizzate da retribuzioni non conformi a quanto effettivamente svolto, senza concedergli il riposo settimanale, con l’effettuazione di giornate lavorative non indicate sul libro unico del lavoro e con giornate lavorate completamente in nero, nonchè con l’esecuzione di prestazioni lavorative articolate su 7 giorni alla settimana dalle ore 6.30 alle 22.00 per una paga di circa 2,50 euro all’ora e violazioni delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, senza alcuna sottoposizione a visita medica preventiva e garanzia di formazione ed informazione.

Tutti i lavoratori, indigenti e bisognevoli di un rapporto di lavoro, sono risultati formalmente assunti ma con numerose incongruenze salariali, concesse solo in parte.

Pertanto, la Procura di Macerata nel valutare l’esigenza di evitare ripercussioni negative (dal punto di vista produttivo) sui livelli occupazionali (poiché risultano attualmente altri 18 lavoratori alle dipendenze delle citate 3 aziende), ha disposto – in luogo del sequestro – il controllo giudiziario delle tre ditte, con relativa nomina di un’amministratore giudiziario e il sequestro preventivo di 94.000 euro.

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