Aveva attirato la vittima nella trappola fatale
Nella mattinata del 30 ottobre, i carabinieri hanno eseguito l’arresto di una donna di origine macedone, condannata in via definitiva a cinque anni e tre mesi di reclusione per concorso anomalo nell’omicidio di Ismaele Lulli, il 17enne ucciso a Sant’Angelo in Vado nel luglio 2015. L’ordine di cattura è stato emesso dalla Procura del tribunale di Urbino.
Il delitto, avvenuto oltre otto anni fa, vide la vittima ritrovata legata con nastro adesivo e con la gola recisa da più colpi d’arma da taglio. Le indagini, svolte in tempi rapidi, portarono all’arresto di due cittadini albanesi, successivamente riconosciuti come esecutori materiali del crimine.
La donna, che all’epoca aveva una relazione con uno degli autori, non prese parte fisicamente all’aggressione, ma ebbe un ruolo cruciale nel condurre la vittima in una trappola, con il pretesto di un incontro chiarificatore. Inizialmente non destinataria di misure cautelari, fu poi rinviata a giudizio e condannata in via definitiva per concorso anomalo in omicidio.
Stabilitasi da tempo a Pesaro, la donna conduceva una vita riservata. Tuttavia, le attività di monitoraggio dei carabinieri hanno permesso di verificare che stava pianificando il rientro in Macedonia del Nord. Dopo l’arresto, è stata trasferita nel carcere di Pesaro per l’esecuzione della pena.
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