Omicidio di Pamela, il Gip archivia le posizioni di Lucky e Awelima. L’avvocato Verni: “La nostra battaglia continua”

Il legale della famiglia Mastropietro: “Non passi il messaggio che tutti possano dire tutto e il contrario di tutto e farla franca”

Innocent Oseghale ha fatto tutto da solo e la mafia nigeriana non c’entra. Così, il gip del tribunale di Macerata Giovanni Manzoni ha archiviato il procedimento a carico di Desmond Lucky e Lucky Awelima per concorso nell’omicidio di Pamela Mastropietro.

Il gip ha anche disposto la trasmissione degli atti alla procura perché valuti se procedere per calunnia nei confronti di Vincenzo Marino, testimone dell’accusa, e di altri due detenuti che avevano reso dichiarazioni accusatorie verso Oseghale e per falsa testimonianza solo nei confronti di Marino.

Tutto questo potrebbe aver messo definitivamente la parola fine alla tragica vicenda della diciottenne romana uccisa e fatta a pezzi in un appartamento in via Spalato a Macerata. Ma la famiglia di Pamela Mastropietro non ci sta. Il legale Marco Valerio Verni non lesina critiche alla decisione della magistratura maceratese e preannuncia battaglia.

Avvocato Verni, come commentate l’archiviazione di Lucky Desmond?

Guardi, la bellezza di vivere in un paese democratico è quella che, se da una parte si devono accettare i provvedimenti giudiziari, dall’altra però li si possono criticare, ove necessario.

Vuol dire che il provvedimento in questione non vi convince?

Diciamo intanto che il Gip non ha risposto a tutte le nostre indicazioni o sollecitazioni, lasciando comunque un vuoto.

Nel merito, occorre fare delle precisazioni: nessuno vuole a tutti i costi coinvolgere nella catena delittuosa della povera Pamela Mastropietro che-lo voglio ricordare, sebbene valga sempre la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva- è stata violentata, uccisa con due coltellate, disarticolata chirurgicamente- così bene da risultare un unicum nella storia della criminologia mondiale degli ultimi 50 anni-, scuoiata, scarnificata, esanguata, asportata dei suoi organi interni, lavata con la candeggina, messa in due trolley ed abbandonata sul ciglio di una strada, soggetti che, al dunque, non c’entrano. Ma è altrettanto vero che, proprio per la crudeltà del tutto, noi, come persone danneggiate in maniera perenne e profonda, da quanto accaduto, non possiamo non pretendere, però, che venga fugato ogni dubbio se, al contrario, esso esista e meriti ulteriori accertamenti.

Ed ecco, dunque, la doverosa necessità che ci ha spinto ad opporci alla richiesta di archiviazione che, coerentemente con quanto finora detto, non è stata avanzata nei confronti di entrambi gli indagati- Lucky Desmond e Lucky Awelima-,ma solo nei confronti del primo di essi.

Mentre sul secondo, infatti, anche all’esito dell’istruttoria dibattimentale nel processo celebratosi davanti alla Corte di Assise di Macerata, e conclusosi il 29 maggio scorso, non erano emersi particolari elementi di probabile correità, sul primo, invece, alcuni elementi di sospetto che già erano emersi studiando il materiale investigativo raccolto in fase di indagine- si erano, al contrario, rafforzati, al punto da corroborare l’intenzione di presentare la suddetta opposizione.

Ossia?

Non sono un mistero i nostri motivi di opposizione: ci eravamo basati, intanto, sulle dichiarazioni dell’ormai famoso Vincenzo Marino, e di altri due detenuti, che avevano reso dichiarazioni (uno di essi, addirittura, sotto forma di vera e propria denuncia) circa la possibile colpevolezza degli stessi Desmond ed Awelima.

Poi, su alcuni accertamenti tecnici secondo noi ancora da compiere e certamente opportuni e, come conforto indiziario, anche su alcune considerazioni riguardanti uno dei due trolley in cui era stata poi messa Pamela e sulle dichiarazioni di una signora che, il 30 gennaio 2018, proprio all’altezza della farmacia di Via Spalato, sul marciapiede ad essa opposto (quindi, quasi all’altezza della casa di Oseghale, per intenderci), aveva visto Pamela seguire Oseghale ed un’altra persona di colore.

Ebbene?

Sui primi tre, il Gip ha ritenuto di trasmettere gli atti alla Procura per valutare l’ipotesi di calunnia.

La cosa strana è che ha disposto la medesima cosa anche per Oseghale, evidenziando però che il tutto era derivante dalla nostra specifica richiesta.

Cosa vuol dire, avvocato, quando dice di ritenere strana questa circostanza?

Beh, la calunnia è d’ufficio. O c’è o non c’è. Non occorre una querela di parte. E’ indubbio che Oseghale abbia chiamato lui in correità gli altri due che, se a questo punto nulla c’entrano, è evidente che siano stati accusati falsamente dal primo. Lo lascia intendere lo stesso procuratore nella sua relativa richiesta di archiviazione. Ed uno dei due, in dibattimento, alla presenza del proprio avvocato (in quel momento, infatti, erano sentiti in forma garantita, stante il loro status di coimputati in procedimento connesso o collegato), su mia specifica domanda, aveva pure dichiarato di essere disposto a denunciarlo (Oseghale), appunto, per calunnia.

Perché, allora, fare questa specificazione? Io una idea ce l’ho, ma la tengo per me. 

Peraltro, sarebbe molto interessante- ma non ha certo la pretesa di essere, questo, anche un suggerimento strategico a chi di dovere- vedere contrapposti i tre in un procedimento per calunnia, laddove i due (Lucky Desmond e Lucky Awelima), necessariamente, dovrebbero accusare il terzo (Oseghale) e, quest’ultimo, sarebbe costretto a difendersi. Chissà che magari, pure lì, non possa uscire qualcosa di utile. 

Sulla questione “mafia nigeriana”, avvocato, quale è il suo pensiero? Il Gip ha ritenuto che non sussistano elementi per poter affermare che uno o tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda ne facciano parte.

Mi lasci dire una cosa: noi non abbiamo mai detto che Pamela sia stata uccisa dalla mafia nigeriana, in maniera diretta.

 Abbiamo detto, però, che se dalle indagini che hanno riguardato quei tragici e demoniaci avvenimenti che la hanno riguardata, fossero emersi elementi che avrebbero potuto dare spunto ad altri filoni investigativi, ebbene questi ultimi si sarebbero dovuti esplorare e sviluppare, proprio per valorizzare al massimo il martirio di questa ragazzina.

Secondo noi, quindi, precisi indizi che potrebbero ipotizzare una possibile appartenenza di uno o di tutti, alla cosiddetta mafia nigeriana, si sarebbero dovuti trasmettere (magari, anche qui, con la formula “su espressa richiesta dell’opponente”) agli uffici all’uopo dedicati, gli unici in grado di stabilirne l’utilità o meno, la fondatezza o meno, alla luce del quadro sistemico e sistematico, nazionale ed internazionale, che solo loro hanno. Certi ragionamenti, infatti, si svolgono sia alla luce di elementi processuali che, anche, extra-processuali, che concorrono a delineare determinati quadri. Se vuole glieli elenco, ma finiremmo domani. Sicuramente, li trascriverò in una memoria da trasmettere a chi di competenza, perché noi non molliamo. E, chissà, ne riparliamo.

Si badi, ripeto: non perché si voglia a tutti i costi dimostrare un qualcosa che, al dunque, magari non esiste, ma perché certe motivazioni non ci convincono affatto e, anzi, ci sembrano incongruenti col quadro di insieme.

Ricordo che c’è stato pure chi, a livello istituzionale, si sia sforzato di dire che nelle Marche la mafia nigeriana non esistesse, nonostante il nostro avviso contrario, e che, al dunque, la Direzione Investigativa Antimafia abbia appurato che, la suddetta regione, fosse, invece, sotto il controllo della Famiglia Vaticana, facente parte dei terribili Maphite.

Secondo lei, Oseghale, Desmond ed Awelima, ne possono davvero far parte?

Io questo non lo posso dire, ma posso, come abbiamo cercato di fare, suggerire degli spunti che, ripeto, andavano inoltrati a chi di competenza.

Come si fa a dire che il termine “rogged”, riferito allo stesso Desmond, si possa prestare a più interpretazioni, e che comunque, nel caso specifico, sarebbe riferito al passato?

Non scherziamo: se si accetta che questo termine possa voler connotare l’appartenenza ad una organizzazione criminale nigeriana di tipo mafioso, non si può pensare, quantomeno con certezza, che essa appartenga al passato, anche considerato l’attuale attività criminale dello stesso Desmond che, vorrei ricordarlo, è stato condannato pure in appello per spaccio di sostanze stupefacenti..

Perché, come per la nostra mafia, pure per quella loro, una volta che se ne diviene membri, lo si rimane per sempre, anche qualora si vada in altre parti del mondo al di fuori della Nigeria. Se ne esce, infatti, solo in due modi: o perché si viene uccisi, o perché si decide di collaborare con la giustizia. E non mi sembra, a naso, che Desmond abbia iniziato questo percorso.

Basterebbe leggere gli atti di altri processi o la Green Bible, intercettata e sequestrata a Roma. Ma ripeto, queste cose le fanno gli investigatori a ciò destinati.

Su Oseghale, a questo punto, vedremo, tra l’altro, come controbatterà Marino, nel procedimento per calunnia e falsa testimonianza che probabilmente, a questo punto, scaturirà a carico di quest’ultimo.

Magari verrà fuori qualcos’altro che, nel dibattimento del processo a carico di Oseghale, forse non è stato potuto affrontare nel migliore dei modi e con la dovuta specificità.

Sugli accertamenti tecnici da voi suggeriti, e definiti “esplorativi”?

Guardi, a questo punto la devo dire tutta, o quasi. Perché pur rimanendo rispettosi del lavoro altrui, le pare normale che siamo stati noi, il giorno del dissequestro dell’immobile dove viveva Oseghale, a trovare dei filtri di sigaretta che non erano stati neanche repertati ed analizzati, o altri reperti come, ad esempio, una scatola di prodotti per i capelli che, la stessa mamma, aveva regalato a Pamela e che sarebbe bastato aprire, per vedere che, ad esempio, su uno dei flaconi trasparenti, vi fosse scritto, con un pennarello rosa, il nome “Pamy”, con un chiarissimo richiamo alla povera ragazzina in questione.

Eppoi ancora: non condividiamo quando sostenuto dal gip sul fatto che, comunque, una eventuale presenza di tracce di Desmond su alcuni oggetti da noi indicati in quella casa, ormai, non dimostrerebbe nulla, dal momento che, a suo dire, le potrebbe aver lasciate in un qualsiasi altro giorno precedente la morte di Pamela, stante la frequentazione abituale tra i due, anzi tre (Oseghale, Lucky Desmond e Lucky Awelima).

Perché vede, Lucky Desmond ha sempre negato di aver messo piede in quella casa.

Come si dice in gergo: ha altro da aggiungere?

Avrei tanto da aggiungere. Ma ora lasci fare a me una domanda a lei: tralasciando Marino, sulla cui attendibilità, effettivamente, la Procura si è spesa fino all’ultimo, perché, se sugli altri due, c’erano, già al momento del rilascio delle loro dichiarazioni, la convinzione o la evidenza di una loro inattendibilità o mendacità, non si è proceduto subito giudiziariamente? Si doveva aspettare, mesi dopo, che fosse il Gip di Macerata ad invitare la Procura a valutare di farlo? Poi però si parla di lungaggini (e, magari, di prescrizioni ad esse conseguenti) e di responsabilità, al riguardo, degli avvocati. 

Il messaggio che non deve passare- e deve valere anche per Oseghale, però- è che, soprattutto in un processo come questo, non è che tutti possano dire tutto ed il contrario di tutto, anche denunciando altri di reati pure molto gravi, avendo poi la certezza di farla franca e di non subire conseguenze.

Anzi, a tal proposito, mi domando a che punto sia la famosa questione delle accuse elevate proprio da Oseghale nei confronti dei poliziotti penitenziari del carcere di Ancona Montacuto, che secondo lui, nel periodo della sua reclusione lì, lo avevano percosso, costringendolo a scrivere il biglietto con il nome di quello (Lucky Desmond, per l’appunto) che lui stesso aveva loro inizialmente indicato come responsabile o corresponsabile nei fatti delittuosi riguardanti la povera Pamela. Percosse di cui, a seguito di visita medica, non fu naturalmente trovata traccia.

Franco Cameli
Author: Franco Cameli

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