Olimpiadi verso l’arrivederci, la delusione di Tamberi: “Ho sacrificato la mia vita per Tokyo”

La manifestazione, a causa del Coronavirus, verso il posticipo al 2021. L’atleta era da quattro anni con un pensiero fisso

In tempi di Coronavirus tocca a Gianmarco Tamberi (civitanovese di nascita e anconetano di residenza) esprimere la propria opinione. Parole piene di delusione le sue. Tamberi si stava preparando nel salto in alto per l’Olimpiade di Tokyo: “Ho sacrificato interamente la mia vita privata in questi ultimi quattro anni. Ho messo da parte qualsiasi pensiero di fare una famiglia, di vivere le mie amicizie come un ragazzo normale, di ricambiare il tempo che mi viene regalato da tutte le persone che mi vogliono bene. Ho messo da parte tutto questo, mettendo davanti un solo pensiero. Pensiero che era diventata una dolce ossessione con cui convivere. Mi sono svegliato ogni mattina di questi ultimi 4 anni chiedendomi come prima cosa se avessi dormito abbastanza bene per poter affrontare al meglio l’allenamento del pomeriggio. Poi colazione, caloria per caloria segnata ogni giorno, ad ogni singolo alimento. Allenamenti tutti i giorni, ovvio. Ma tra questi… alcuni andavano male, e condizionavano il mio umore per giorni interi, a volte settimane. Settimane passate a non rispondere a nessuno per trovare dentro di me la forza per reagire. Tutto questo perché sapevo quanto fosse importante ogni singolo dettaglio in vista di quell’appuntamento. Vivevo ogni singola scelta personale in funzione di quell’evento. Se dovevo andare a cena da qualche parte, le domande in successione che si presentavano nella mia testa erano: Puoi permetterti questa cena per la dieta? Domani hai allenamento di tecnica?
Quando è la prossima gara? Quella più facile, che si pongono tutti: mi va una cenetta fuori? Era forse la 10ima della lista, e la sua rilevanza nella decisione finale rasentava lo 0. Ogni singola azione condizionata da loro. Ogni singolo pensiero. Ogni singolo respiro. Vorrei aver dato alla mia donna l’amore e le attenzioni che si merita, vorrei aver dato la mia spalla ai miei amici mille volte in più. E ora mi guardo allo specchio dopo aver letto le notizie al giornale.
Una lacrima scende lenta nel viso nello stesso canale ben scolpito dalle lacrime di 4 anni fa e capisco. Capisco che tutto questo è stato fatto per un qualcosa che non ci sarà. E se quella volta scrissi, addio Rio, addio mia Rio. Ora forse un po riesco a consolarmi nel darti l’arrivederci!
Si, ma chissà a quando? Arrivederci Tokio, Arrivederci mia Tokio!”.

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