Monticelli, Settembri: “Inizia a pesare stare senza calcio, ho un bel gruppo genuino”

Cristian Settembri, allenatore Monticelli

PROMOZIONE – Il tecnico biancazzurro: “Ripartire prima possibile sarà importante per non far morire tante realtà”

Il campionato del Monticelli praticamente non è mai iniziato. Nel girone B di Promozione tutto è fermo alla prima giornata, ma per la squadra del quartiere ascolano il campionato non è mai iniziato per il rinvio della gara contro la Palmense causa positività al Covid-19 riscontrata nel club. Tra tutti, il tecnico Cristian Settembri sembra davvero essere quello più provato dal non poter scendere in campo. “Inizia ad essere un po’ pesante l’assenza. Ci siamo organizzati con tre allenamenti settimanali che i ragazzi svolgono individualmente, in più facciamo un appuntamento fisso nel weekend su zoom per stare insieme e parlare di alcuni argomenti, anche tecnici e tattici”.

Come rispondono i calciatori a questi tipi di lavoro? “Devo dire molto bene, mi sta piacendo l’approccio e il fatto che tutti cerchino di sentirsi coinvolti. Non voglio ripetermi, ma il non vedersi al campo è pesante. Alla fine è più di un mese che siamo lontani dal gioco, sarebbe bello magari tornare ad allenarci da dicembre. La ripartenza l’hanno fissata per noi il 10 gennaio ma non credo che possa essere rispettata, all’orizzonte non vedo queste possibilità. Attendiamo”.

Cosa ha visto di buono nella sua squadra sulla base però solo di una preparazione precampionato? “Dove potremmo arrivare in termini di classifica è difficile da dire senza il riferimento di almeno 2 o 3 partite alle spalle. Basti pensare che l’ultima partita è stata giocata a febbraio praticamente, quindi è quasi un anno che questa squadra, come altre, è ferma. Difficile prevedere cosa dirà il campo, dobbiamo aspettare per forza qualche gara per giudicare. Posso dire che c’è tantissimo materiale su cui lavorare unito ad immensa disponibilità da parte di tutti. Questo Monticelli ha un gruppo che definirei genuino”.

Sopravvivere a questo momentaccio è difficile, soprattutto per i club dilettantistici. Cosa può fare la Lega e le stesse società per non rischiare di scomparire? “Se dovesse saltare la stagione credo che conteremo tantissime società in meno alla ripartenza, purtroppo. Soprattutto gli ‘adulti’, con i settori giovanili che spero possano avere sostegni del governo ed inventare situazioni come corsi di formazione o campi scuola per poter reagire. Portare avanti una stagione in condizioni normali per i dirigenti è dura, anche in termini di motivazioni”.

I giocatori professionisti potrebbero ‘tassarsi lo stipendio’ per aiutare i dilettanti? “Quello che è uscito fuori in questi mesi è che il sostegno economico ci vuole, ma io il problema lo vedo al livello motivazione ed umano, molto più grande di quello legato ai soldi. Ad esempio un ridimensionamento di stipendi e cifre, un allenamento in meno a settimana che porta ad un rimborso in meno, esempi che aiutano una gestione economica del club. Al livello psicologico potremmo rischiare di perdere motivazioni dopo che società erano già ripartite a fatica, dirigenti e magazzinieri che lo fanno per passione. Non sarà facile coinvolgere di nuovo tutti. Per questo dico che più tardi ripartirà il campionato e più sarà dura”.

Uno che ha calcato il massimo palcoscenico calcistico ma che senza problemi poteva giocare nei dilettanti e divertirsi allo stesso modo è stato Diego Armando Maradona. Quando si parla di calcio del popolo, come per i dilettanti, ci può stare l’accostamento. “Dal punto di vista tecnico è talmente palese il giudizio che sia stato il più grande al mondo che sarebbe anche un commento banale. Lui è stato il migliore di tutti perché ha regalato le emozioni più grandi delle proprie vite a tutti quelli che gli stavano intorno, era capace di emozionare anche quando andava ospite a ‘Carramba! Che sorpresa’, per dire. Una persona preziosissima. Era impossibile per qualsiasi uomo resistere a tutto quello che ha dovuto vivere Maradona, il più grande anche oltre al campo”.