“Siamo quanto meno di fronte ad un corto circuito politico-istituzionale affatto piacevole”
Lo scorso mercoledì 18 febbraio il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha deliberato la nuova classificazione dei comuni montani, come previsto dalla nuova Iegge nazionale sulla montagna emanata nel settembre del 2025 (“Regolamento recante i criteri per la classificazione dei comuni montani”, di cui all’articolo 2, comma 1, della Iegge 12 settembre 2025, n. 131).
Con questo provvedimento, insieme ad altri 17 comuni marchigiani, i comuni di Cupramontana, Mergo e Staffolo non sono più montani.
La perdita del requisito di “montanità” comporterà un indebolimento delle condizioni socio-economiche delle comunità locali, incidendo negativamente — sotto il profilo economico, normativo e istituzionale — suII’ambito scolastico, socio-educativo e sanitario, sul settore agricolo e di tutti i comparti legati all’ambiente e allo sviluppo rurale, sul livello di tassazione e sul grado di agevolazioni e incentivi a favore di famiglie e imprese, sulla titolarità ad accedere a risorse pubbliche e sulla priorità di accesso a bandi e fondi nazionali ed europei.
I Sindaci Enrico Giampieri (Cupramontana), Luca Possanzini (Mergo) e Sauro Ragni (Staffolo) esprimono per questo, congiuntamente ai colleghi Sindaci delle altre provincie della regione, una netta contrarietà alla nuova classificazione adottata dal Governo nazionale, ritenuta del tutto inadeguata a rappresentare la realtà delle aree interne deII’Appennino: basti pensare che — con Io scopo di aggiornare i criteri in nome di una presunta semplificazione e razionalizzazione — da un giorno all’altro comuni storicamente montani hanno scoperto di non esserlo più, mentre altri comuni (piccoli paesi, ma anche città) hanno improvvisamente guadagnato il titolo di “montano”.
La posizione di criticità dei tre comuni deII’entroterra anconetano (Cupramontana, Mergo e Staffolo) rispetto alle previsioni della nuova Iegge sulla montagna era già stata resa nota e condivisa con gli altri comuni delle aree interne all’interno degli organismi associativi (Unione Montana deII’Esino Frasassi) e di rappresentanza (Uncem ed Anci) e veicolata nei confronti del governo regionale e nazionale.
Assieme al danno, la beffa. “Non si può tacere infatti, -spiegano i sindaci- perché peraltro resa pubblica da diverse uscite sui canali di informazione, l’occasione di incontro avvenuta a Loreto nel pomeriggio di lunedì 16 Febbraio, quando tutti i sindaci coinvolti, con il Presidente di ANCI Marche, hanno incontrato il Governatore Regionale e il ministro Lollobrigida. Presenti, peraltro, anche altri esponenti della Giunta Regionale e parlamentari marchigiani. In queII’occasione era stata espressamente dichiarata la disponibilità a sospendere l’emanazione dell’atto da parte del Governo, così da poter rimodulare la classificazione e reinserire i comuni da oggi esclusi: in tal senso, grande rilievo ne era stato dato sui media”.
“Era lunedì 16 Febbraio, il giorno dopo era Carnevale. Mercoledì 18 Febbraio, il mercoledì delle ceneri, il Consiglio dei Ministri adotta il provvedimento con la nuova classificazione che priva 20 comuni della nostra regione del requisito di “montanità”, inserendone peraltro di nuovi.
Come non esprimere quindi, al riguardo, un profondo disappunto e segnalare, certamente con garbo ma anche con fermezza, che — utilizzando un eufemismo — siamo quanto meno di fronte ad un corto circuito politico-istituzionale affatto piacevole“.
AI pari degli altri comuni regionali interessati dalla questione, i comuni di Cupramontana, Mergo e Staffolo per l’entroterra montano della Provincia di Ancona invitano la Regione Marche, con il coinvolgimento di Anci ed Uncem, ad attivarsi per una revisione dell’atto, che sarà comunque contrastato nelle sedi opportune e impugnato in sede giudiziaria. Chiedono anche, con il supporto di norme certe ed atti precisi, di chiarire e di conoscere la fondatezza di quanto viene dichiarato da taluni organi di governo, secondo cui “tanto alla fine non cambierà niente” rispetto alla precedente situazione.
Le tre amministrazioni comunali —che nei rispettivi consigli hanno già deliberato atti di contrarietà alla norma e che si stanno attivando, di concerto con gli altri comuni interessati, per ricorrere in sede giudiziaria presso gli organismi di competenza — si appellano pertanto alle autorità di governo regionale e centrale in nome di una concreta politica delle
Aree Interne che questo atto, con tutta evidenza, contraddice ed ostacola.
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