Mercato Ascoli al giro di boa, difficile comprare se è impossibile vendere

Bifulco, direttore sportivo Ascoli

SERIE B – Rosa qualitativamente corta e troppi esuberi da smistare, giocatori di categoria in vendita a peso d’oro

Primi quindici gironi di un difficile mercato in Serie B. Lo si può quasi chiamare giro di boa, anche se matematicamente non è così visto che la sessione di compravendita terminerà il 5 ottobre con l’evento al Grand Hotel di Rimini, per quest’anno sede delle trattative dei vari club. La situazione in cadetteria non è affatto facile, proviamo dunque a dare uno sguardo generale alla situazione.

Non si vende, questo il primo dato di fatto. Il Covid-19 ha cambiato molto nello sport, soprattutto l’idea di diversi presidenti attenti a non spendere per dei motivi specifici. Ad esempio, passeggiando per i giardini dell’Hotel, è facile sentire discorsi tipo: “Chiede uno stipendio enorme, se poi andiamo a richiudere ancora che paghiamo?”. Già, l’idea di un nuovo lockdown e di stipendi troppo alti sul groppone fa paura a molti, anche se nella prima avventura quasi tutto il parco giocatori ha acconsentito a un adattamento e riduzione dello stipendio. In una seconda eventuale chiusura, non è detto che questo capiti. Questa è una delle situazioni dominanti in questo momento: non avere più del necessario in rosa. Ecco perché il mercato non è ancora davvero sbloccato, ed ecco perché – visti anche in tempi minimi tra termine della scorsa stagione e inizio di questa – l’attuale sessione assomiglia in modo spudorato ad un calciomercato invernale.

Andando sul concreto, i problemi che l’Ascoli ha dovuto affrontare e sta affrontando sono essenzialmente due. Il primo è il ritorno in rosa di giocatori in “esubero”, quali Ganz, Laverone, Rosseti, Chajia e altri. La difficoltà di vendita sopra analizzata è concreta: in Serie B non sono profili appetibili mentre in Serie C, come sempre, quasi tutto si muoverà negli ultimi giorni, mentre per adesso le società per sopravvivere (brutto, ma è così) fanno pagare l’ira di Dio i loro talenti più promettenti. La differenza tra molte delle altre squadre, che non hanno comprato chissà quali giocatori, è che l’Ascoli è partito da una base debole di rosa. È vero, nessuno ha comprato, ma il Picchio è partito con la base di giocatori pressoché assente, ritrovandosi nel turbinio di un mercato che non gli ha permesso di comprare giocatori subito e di categoria. L’idea di sterzare verso un mercato internazionale è sicuramente venuta prima del verificarsi di tali eventi, ma forse i direttori Bifulco e Ducci avevano già annusato questa possibile fragranza di mercato che sa di naftalina nell’armadio. Da qui i movimenti di Saric – pagato soldi buoni con cui il Carpi probabilmente farà gran parte del suo mercato – Donis, Buchel e Mallè, sicuramente senza andare a compromettere un intenso budget di mercato, ma lavorando su contratti lunghi a quei giocatori che vengono pensati avere un possibile redditizio futuro davanti, in termini calcistici e magari economici.

Chi si è mosso più degli altri? Sicuramente Reggiana, Reggina, Pescara e Venezia si sono mosse con alcuni colpi importanti. La Spal, ad esempio, accreditata ad essere una delle regine del mercato forte dei 20 e più milioni di paracadute, per ora ha ufficializzato soltanto il passaggio in prestito di Sala dal Sassuolo. La Cremonese con i vari Crescenzi, Ravanelli, Bonaiuto e Valzania ha dato un contributo netto al mercato, un po’ come fa ogni anno. Il Brescia, altra squadra degna di poter essere pensata come “spendacciona” e prima avversaria dell’Ascoli in campionato, per adesso non ha affondato nessun colpo tranne Van De Looi. Il tutto sempre perché la rosa è folta. A metà mercato, nulla si è sbloccato. Ecco perché come non mai, per i bianconeri sarà importante esserci quando si sbloccheranno i famosi “giri”.

L’Ascoli, non è un mistero, attende una punta di peso per la categoria. Dopo aver lasciato andare Trotta, l’idea iniziale di sondare diversi terreni fruibili rimane tutt’ora una strategia. Basti pensare al “toc toc” per Parigini, oppure per l’inserimento su Forte della Juve Stabia che ora deve ancora decidere il suo futuro. Oppure il sogno Galabinov dallo Spezia, altro in scadenza il prossimo 30 giugno, che però potrebbe rimanere in Liguria. Tra i corridoi del Grand Hotel di Rimini, i bianconeri sondano tante punte aspettando che si sblocchi il giro ed inserendosi in quest’ultimo anche per vendere qualche punta in più presente nell’arsenale di Bertotto. Dopo quindici giorni, questo è il mercato di Serie B. Un mercato duro e altamente delicato, da affrontare con precisione e senza strani colpi di testa.

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