di Fulvia De Santis
SAN BENEDETTO – “Sul palco si è vista una somma di presenze e posizioni che tra loro hanno poco o nulla in comune, tenute insieme più da esigenze elettorali che da una visione condivisa per la città”
“Quella andata in scena durante la presentazione della lista a sostegno di Nicola Mozzoni è un’immagine chiara, forse persino più di quanto gli organizzatori avrebbero voluto.” A parlare è Alessandro Marini, presidente del Circolo Nord PD di San Benedetto del Tronto, che non usa mezzi termini nel commentare l’iniziativa politica del centrodestra.
“Sul palco si è vista una somma di presenze e posizioni che tra loro hanno poco o nulla in comune, tenute insieme più da esigenze elettorali che da una visione condivisa per la città. È una fotografia che racconta contraddizioni evidenti.”
Marini elenca quindi quelle che definisce incoerenze politiche: “Sensibilità distanti, percorsi diversi, storie che fino a ieri si collocavano su fronti opposti e che oggi vengono messe insieme senza una sintesi reale. Vicesindaci di coalizioni che hanno battuto la destra e oggi, seraficamente, si candidano assieme; aspiranti segretari del Partito Democratico; esponenti di amministrazioni che fino a poco tempo fa si sono attaccati duramente.”
Il giudizio è netto: “Quando si tiene dentro tutto e il contrario di tutto, il rischio è uno solo: non rappresentare davvero nessuno, se non sé stessi.”
Poi l’affondo su un elemento simbolico: “Sopra le teste dei presenti campeggiava la parola ‘futuro’. Ma in un tempo in cui si parla continuamente di inclusione e rappresentanza, alla presentazione hanno preso la parola solo uomini. Nessuna voce femminile, nessuno spazio reale per un punto di vista diverso. Non è una svista, è un segnale politico preciso.”
Nel mirino anche alcune presenze: “Colpisce inoltre la partecipazione di Andrea Maria Antonini, esponente della Lega di Ascoli. Un’ulteriore conferma di dinamiche che sembrano sempre più rispondere a equilibri esterni al territorio”.
“Sarà interessante capire cosa accadrà su questioni concrete come la proposta di elevare San Benedetto a co-capoluogo di provincia. Prevarranno le ragioni della nostra città o l’obbedienza ai diktat di partito? Perché a quel punto diventa difficile parlare di autonomia.”
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