Proteste assidue a San Benedetto, residenti indispettiti. La testimonianza di una signora che assiste un ragazzo disabile
di Fulvia De Santis
Un problema che a San Benedetto del Tronto continua a ripresentarsi con preoccupante frequenza riguarda la mancata raccolta delle deiezioni canine e la scarsa attenzione di alcuni proprietari nella gestione dei bisogni dei propri animali. Marciapiedi sporchi, cattivi odori e spazi pubblici compromessi stanno alimentando il malcontento dei cittadini, soprattutto nelle zone centrali della città, dove il passaggio di pedoni è costante.
La questione non riguarda soltanto il buon senso, ma anche obblighi di legge ben precisi. Il Codice penale italiano, all’articolo 639, punisce il deturpamento e l’imbrattamento di beni pubblici e privati, mentre la Legge 281 del 1991 stabilisce che i proprietari di animali sono responsabili dei danni e dei disagi causati alla collettività. Anche il regolamento comunale di San Benedetto impone l’obbligo di raccogliere immediatamente le feci del proprio cane e di essere sempre muniti di sacchetti e strumenti idonei. In caso di urina, è inoltre richiesto l’utilizzo di acqua per diluire e pulire le superfici interessate, in particolare marciapiedi, muri e aree verdi.
A denunciare pubblicamente la situazione è Paola Virgili, 53 anni, residente a San Benedetto, che da tempo segnala il problema anche attraverso fotografie. “Sono nata e vivo qui — racconta — e da quando assisto un ragazzo disabile e ipovedente mi sono resa conto ancora di più di quanto questa situazione sia grave. Nonostante io stessa abbia avuto un cane e abbia sempre raccolto le feci, vedo quotidianamente molti cittadini che non lo fanno, soprattutto nelle zone centrali, dove passano passeggini, anziani e persone con difficoltà motorie”. Il racconto di Paola evidenzia un aspetto spesso sottovalutato: le conseguenze per le persone più fragili. “È successo che le ruote della carrozzina si sporcassero di feci e che il ragazzo, toccandole, se ne accorgesse dall’odore sulle mani. Essendo ipovedente, non ha modo di rendersene conto subito. Sono episodi che fanno male e che dimostrano quanta poca attenzione ci sia verso gli altri”. Secondo la residente, si tratta di un degrado che va avanti da molto tempo che continua a ripetersi. “Ho già inviato delle segnalazioni e continuerò a mandare foto, perché questo problema va portato alla luce. La città è già sporca di suo, ma comportamenti del genere la rendono ancora meno vivibile”.
La mancata raccolta delle deiezioni canine non è solo una questione di decoro urbano, ma anche di igiene e sicurezza. Le superfici sporche possono diventare un rischio per bambini, anziani e persone con disabilità, rendendo difficoltosa la fruizione degli spazi pubblici. Le norme esistono proprio per garantire una convivenza civile e una città accessibile a tutti. Il regolamento comunale prevede sanzioni per chi non rispetta queste disposizioni. L’auspicio dei residenti è che si possa intervenire con maggiore attenzione e responsabilità: prendersi cura del proprio cane significa anche rispettare gli altri e lo spazio comune.
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