Una volta, complici i problemi sanitari di alcune regioni del sud Italia, le Marche ed il Lazio rappresentavano il primo approdo della mobilità sanitaria con alcune eccellenze (quali il Salesi o l’allora cardiologico Lancisi) che facevano da fortissimo polo attrattivo. Quando si parla di mobilità sanitaria ci si riferisce ai flussi di assistito di altre regioni che vengono a curarsi da noi o viceversa marchigiani che vanno in altre regioni. Ebbene gli ultimi dati del Gimbe, relativi all’anno 2020 (anno anche di pandemia che certo non facilitava la mobilità) non sono confortanti, e sembra che la nostra regione abbia perso un po’ di appeal se è vero che chiudiamo con un saldo negativo di quasi 25 milioni e mezzo. Cioè: abbiamo incassato dalle altre regioni 100 milioni e mezzo e speso per i marchigiani altrove in assistenza quasi 126 milioni. E siamo così collocati nell’altra metà della classifica, cioè al 12° posto delle regioni su 21. E siamo decimi per i l saldo procapite, cioè spesa (o ricavo) divisa per numeri di abitanti. Ogni marchigiano ha speso 17 euro alla voce mobilità sanitaria a fronte di regioni che hanno significativi segni più. Molto meglio, invece, la voce estrapolata che riguarda ricoveri e day hospital: qui le marche appaiono al sesto posto.
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