Mangialardi arriva in ritardo ma conquista la piazza gremita

Nicola Zingaretti: “Le ‘mie’ Marche battano le destre: una questione di libertà”. Ricotta: “Con Parcaroli, tre anni di stop”

di Maurizio Verdenelli

Alle 22 la fiat Tipo blu scuro si ferma alle spalle del palco in piazza Vittorio Veneto. Sulle fiancate c’è scritto in rosso: Maurizio Mangialardi e: ‘le nostre strade si incontrano qui’. Il candidato governatore delle Marche sul palco del comizio finale è atteso dal segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, da Irene Manzi della direzione nazionale del partito, dal segretario cittadino Stefano Di Pietro e dal candidato sindaco Narciso Ricotta che un attimo prima ha concluso il suo intervento (“con Parcaroli eletto primo cittadino, l’azione amministrativa subirebbe uno stop di due/tre anni, e sarebbe la fine per il Comune considerato che già ad ottobre si gioca la fondamentale carta dei fondi europei”).

 

Mangialardi, sul palco, scatena pure e sopratutto l’entusiasmo degli oltre 400 sulla piazza, in parte ordinatamente seduti davanti al palco, e in parte (stragrande) dovunque: tra questi in piedi, la mascherina griffata con i simboli di Macerata, il sindaco Romano Carancini.

Si scusa, Mangialardi per il ritardo: “Sono stato a Muccia”. E rivolgendosi piu volte verso ‘Nicola’, sia nel ruolo di segretario nazionale, sia in quello (auspicato) di futuro collega come governatore del Lazio, il candidato a guidare le Marche dimentica quasi nella foga, pur nella sintesi di un attimo, il fatto di essere il primo cittadino di Senigallia (“Quando sono stato sindaco…anzi lo sono ancora”) suscitando applausi di simpatia che diventano uragani allorché sottolinea con forza di essere nato nelle Marche, e di non essere dunque paracadutato da Roma. Durissimo si fa poi l’intervento a proposito di sanità, in contrapposizione a Meloni e Salvini che ‘nonostante i loro discorsi, l’hanno privatizzata dovunque governino‘.

Toni forti, che diventano fortissimi, quasi dalle tinte drammatiche quando Nicola Zingaretti prende la parola.

Un intervento da ultima frontiera, che chi scrive non ascoltava nei suoi anni giovanili, quando la contrapposizione, le dighe erano all’odg delle campagne elettorali. Sul palco di piazza Vittorio Veneto, non solo Comune, ma sopratutto Regione (guai se le Marche seguissero l’esempio dell’Umbria!) ma pure la questione nazionale sono apparse stasera in gioco. Con la segreteria nazionale in bilico e l’ombra della vicina Emilia Romagna su di lui (il ruferimento é al governatore Bonaccini, eversore recente di Salvini, reduce da una serie impressionante di vittorie) Nicola Zingaretti ha parlato di battaglia per la libertà.

Un inno alle Marche a cominciare dal dna trasmesso dai nonni provenienti da questa terra- dunque Montalbano è anche un po’ di queste parti…- e via via con il ricordo, seppur senza citare Enrico Mattei, del miracolo economico post guerra che ha prodotto il comparto manifatturiero più importante del Centritalia ed oltre. Molti errori sono stati commessi da allora, tante le disuglianze sopratutto contro i giovani, segnatamente contro le donne, osserva il n.1 del Pd. Ma ora con l’Europa post (?) Covid che ha aperto finalmente generosa le braccia, c’è la possibilità di un nuovo inizio solidale, di una nuova civiltà e la costruzione di un’altra solida economia. Da una grande tragedia cime la pandemia che qualcuno ha sottovalutato, chiarisce Zingaretti, una forte opportunità di ripresa nella libertà e nella democrazia. “Non odio, non divisioni: da qui nasca un patto con le nuove generazioni“. Ed un monito contro la rinascita di neofascismi, alimentati da violenze, livori e divisioni.

Un discorso da ‘padre della Patria’ apprezzato dai 400 di piazza V.Veneto a Macerata, per una serata che conta, l’ultima di una drammatica campagna elettorale, al Centro del Paese. Macerata scelta dal Centrosinistra come la linea del Piave per una battaglia che pareva, localmente, già vinta ma diventata con la discesa in campo di Sandro Parcaroli come emblematica ed assolutamente da non perdere.

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