Mamma Monica e l’inferno Covid vissuto con un bimbo di sei mesi

Monica Mancini

Mancini, positiva insieme al figlio, racconta la sua storia e lancia un messaggio molto importante

di Marica Massaccesi

Tanti medici, tanti infermieri, tante persone che si occupano di malati dovrebbero avere più empatia, perché è vero che è giusto mantenere sempre un atteggiamento distaccato, che non si devono portare a casa i problemi dei pazienti, ma è anche vero che prima di essere pazienti siamo esseri umani. E molti troppo spesso se ne dimenticano, noi siamo rimasti qualche giorno, ma chi rimane per mesi? “Più empatia o forse solo più umanità”. E’ il racconto di Monica Mancini, lavoratrice in una RSA, che ha deciso di pubblicare la sua esperienza con il covid, e le sue giornate fatte di attese e preoccupazioni per Nicolò, suo figlio di sei mesi, anche lui positivo al coronavirus. Era la notte di Natale quando il piccolo Nicolò respirava male, la mamma si apprestava a chiamare il 118 e l’ambulanza li hanno portati da Fabriano a Jesi.

Arrivano a Jesi e inizia l’inferno. “Mezz’ora di attesa in ambulanza perché a Jesi non sanno che protocollo seguire e poi finalmente mi “accolgono” nel pronto soccorso dove ci sono i tanti malati Covid: tante urla, una stanza senza bagno, senza letto, mi ritrovo da sola con Nicolò in braccio ormai da un po’ – racconta Monica Mancini – sento voci di infermieri che dicono “ma si può abbandonare una mamma con un figliolo così?“, mi portano una barella dove appoggiarmi, aspetto e aspetto”.

Poi la decisione verso un altro ospedale. “Sono le 3 di notte e l’ambulanza non è ancora arrivata, Nicolò continua a disperarsi e a questo punto dico che me ne vado a casa in qualche modo, che mi assumo la responsabilità. Come per magia l’ambulanza arriva – continua il racconto di Monica – “Arriviamo e aspettiamo, al freddo, di notte. Ci fanno il tampone ad entrambi poi ci portano nel reparto Covid. Ci ritroviamo in un letto ferroso a dormire in due, per giorni. Isolati, possiamo comunicare con l’infermiera solo con un telefono”.

Il risultato del tampone: positivo. La preoccupazione più grande per la mamma e quella di far stare bene il suo bambino, di poterlo far mangiare ma le difficoltà in quel letto di ospedale sono tante. Poi alla fine le dimissioni. “Oggi stiamo a casa nel pomeriggio e faremo il tampone. Non so se saremo positivi o negativi, ma stiamo bene, stiamo insieme e questo mi basta, è la cosa più bella del mondo – conclude Monica Mancini – Tutto questo per dire che il Covid fa paura ed è giusto così, è davvero terribile, abbiamo rischiato molto ma ce l’abbiamo fatta. Nicolò dovrà fare dei controlli ma voglio essere positiva è spero nel meglio”.