Maltrattamenti alla compagna, divieto di avvicinamento per un 33enne

L’esecuzione è scattata dopo ampie indagini

Nella mattinata odierna, personale della Squadra Mobile di Ancona ha dato esecuzione alla misura cautelare del divieto di avvicinamento a carico di un 33enne anconetano, ritenuto responsabile di maltrattamenti familiari, accesso abusivo ad un sistema informatico ed interferenza illecita nella vita privata ai danni della propria compagna convivente.

L’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Ancona, trae origine dalla querela recentemente sporta dalla vittima contro il suo convivente. Da quanto appreso dagli investigatori, la coppia aveva stabilito una convivenza more uxorio sin dal settembre 2021, in un appartamento affittato e pagato dalla donna ma, sin da subito, l’atteggiamento dell’indagato si era dimostrato vessatorio e violento.

I fatti di cui viene accusato l’uomo, consistono in percosse, calci e spintoni anche volti a buttare fuori dall’appartamento la propria convivente nonostante fosse questa a mantenerlo a livello economico ed a pagare il canone di affitto. In un’occasione l’uomo aveva tolto le chiavi di casa alla sua convivente, pretendendo che la stessa entrasse nell’appartamento solo in sua presenza e con il suo permesso. La vittima veniva accusata dall’uomo di non essere alla sua altezza; di recente egli si era reso responsabile di averle torto un braccio dietro la schiena costringendo la vittima a piegarsi sul tavolo, facendola poi dormire sul tappeto perché non la voleva a letto, proferendo gravi minacce di morte anche nei confronti dei familiari di questa. Violava inoltre la riservatezza del telefono della vittima postando successivamente foto anche frutto di fotomontaggi e commenti che denigravano sessualmente la compagna. Nel periodo di convivenza seguivano altre violenze come schiaffoni e spintoni, afferrandola per la gola; in un’occasione l’indagato rompeva un manico di scopa nella schiena della vittima, fino al recente periodo quando la donna lasciava l’appartamento da ella affittato, per rifugiarsi presso i propri familiari.

A fronte dei gravi fatti appresi nella fase investigativa, il Giudice per le Indagini Preliminari, in accoglimento delle richieste avanzate dalla Procura della Repubblica procedente, disponeva nei confronti dell’uomo il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla parte offesa ovunque questa si trovi, con particolare riferimento all’abitazione dei familiari della donna, mantenendo la distanza di almeno cinquecento metri dalla medesima persona.

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