Maceratese-Perugia, storia infinita: il docente/tifoso biancorosso nel liceo del capoluogo umbro

Aspettando il Grifone all’Helvia Recina. Stavolta spetterà al Matelica tenere alta la bandiera di una sfida fatta anche di amicizia e scambi di talenti del nostro calcio

di Maurizio Verdenelli

Il lunedì era il solito Calvario. Soprattutto quando la Maceratese aveva vinto la domenica. E succedeva purtroppo spesso in quell’inizio del campionato di serie C, 1966-67. “Turchetto è un diavolo!” esclamava felice il professor Nello Carini, recanatese di nascita, tifoso della ‘Rata’, docente al Liceo Classico ‘A.Mariotti’ di Perugia, sezione D. Era l’incipit, seguiva la lettura della cronaca della partita (ahinoi, vittoriosa) dei ragazzi di Giammarinaro sulle colonne de ‘La Gazzetta dello Sport’. Ero delegato io al triste ‘ufficio’.

La Maceratese stagione 1966-67

Non a caso, in quanto figlio di Enrico, ‘grande amico’ dichiarato del professore. Così a causa dei miei geni biancorossi ero costretto ad esultare, il cuore di Grifone interiormente affranto, ai successi biancorossi e a mostrare contrizione, l’anima in festa, alle rare battute d’arresto dei Gemelli del gol: il sopracitato Turchetto Claudio e Dugini Vasco. Scontando, naturalmente, la mia diplomatica doppiezza con la solitudine morale cui mi avevano relegato i compagni di classe: come me, peraltro, tutti tifosi del Perugia (uno di questi, Stefano, vantava addirittura il padre vice del presidentissimo Lino Spagnoli).

Pagliari e Morbiducci

Poi venne quello splendido 5 marzo 1967, il 3-1 al Santa Giuliana, la tripletta del ‘nostro’ Angelo (Montenovo), il sorpasso davanti a migliaia di tifosi biancorossi che avevano preso d’assalto Perugia perfino con un treno speciale. Il lunedì una mano ardita seppur un po’ tremante scrisse sulla lavagna, quel lunedì, il risultato che rilanciava il Grifone in vetta alla classifica. Con un sospiro, il prof. Carini mi chiese semplicemente di cancellare la scritta ‘oltraggiosa’. E rivolto alla ‘curva sud’ in classe, che nel silenzio pieno di rispetto per quel mirabile ed amatissimo docente assaporava il proprio trionfo, disse semplicemente: “Ma che sicumera! Vedremo alla fine”.

A Perugia, la Maceratese si schiero’ cosi: Gennari, Attili, Feresin, Prenna, Rega, Marchi, Dugini, Vicino, Turchetto, Mazzanti, Brando. Sugli spalti del ‘Santa Giuliana’ 12.00 persone, in tribuna Mannocci (Lazio) seguiva Turchetto

“Fu punto per un punto, eravamo fortissimi: mai più ci sarà una Maceratese piu’ forte” ricorda ancora Alberto Prenna. Domenica, dopo domenica. Poi ‘fu Ravenna’. Ancora adesso mi risuona quella ‘voce’: lo avevano preso a modello i migliori di quella classe di seconda liceo per dire che anche per loro era fatta. Sarebbero stati promossi, anche in caso di un cattivo voto in extremis. Così come per il Perugia, in quell’ultima di campionato. La Grande Maceratese, tritasassi per ¾ di campionato, era battuta. Il ‘sor’ Guido Mazzetti in trionfo: un campionato che ha segnato un dopoguerra sportivo tra due città così vicine eppure così lontane a causa di strade ancora ferme da secoli. I Gemelli del gol vestirono la maglia granata la stagione successiva, accompagnati dai soliti rumors. Ripresi addirittura in una campagna elettorale di oltre venti anni fa, finiti poi in Tribunale a cura di Turchetto (Dugini, no: “Non sono riuscito a contattarlo, nonostante gli sforzi, mi disse Claudio). La sentenza di condanna ha certificato a beneficio dei posteri che la sconfitta finale dei biancorossi in quel formidabile campionato era stata senza macchia.

Il professor Nello Carini

E quel caro ultras biancorosso in cattedra, il professor Nello Carini? Morì il 30 ottobre in quell’anno 1967, stroncato da infarto mentre risaliva verso il centro di Perugia. Una morte improvvisa che la ‘sua’ squadra, la sua classe, non accettò mai, rifiutando una dopo l’altro qualsiasi supplente, fino a quando il preside comprese quella crisi collettiva, una profondissima rabbia. Ed inviò al posto del padre, la figlia Elsa Carini. Ancora adesso, dopo oltre 50 anni, quel lutto ci tiene ancora legati, noi della Terza D del ‘Mariotti’.

Tra Maceratese e Perugia un lungo amore, in realtà. Dopo Claudio&Vasco (il primo, felicemente sposato a Macerata, ha mandato a suo tempo la figlia maggiore a studiare nel capoluogo umbro e fu proprio l’amico e collega Gigi Mainardi a cercare e trovare per la ragazza un ottimo alloggio) ecco ai primi anni 80, un’altra coppia vincente approdare alla corte del Grifone: Moreno Morbiducci e Giovanni Pagliari. Quest’ultimo molto più a lungo del primo, diventando uno dei giocatori preferiti del cavalier Spartaco Ghini e del figlio Francesco, poi presidente anch’egli. E prima ancora di Franco D’Attoma. Una lunga carriera al Perugia, è stata poi quella di Nello Malizia. Per 4 anni nella Maceratese, dal 1974 all’82 a difendere la porta del Grifone: 133 presenze, 108 subiti, poi al Cagliari, al Padova e all’Atalanta. A Bergamo dal 1992 al 2009, Nello è stato un apprezzatissimo allenatore di portieri.

Enrico Montemarani, il popolare ‘Geppetto’ cosi chiamato dai tifosi per le caratteristiche tecniche talora simili al grande Jepson

Federico Melchiorri è l’ultimo ‘nato’ di questa schiera eletta di giocatori che hanno fatto la spola tra le due città. Un paio d’anni fa, ha scontato pericolosamente questo pendolarismo con un incidente sulla superstrada nei pressi di Muccia: auto distrutta, lui fortunatamente illeso.
Domenica la storia si ripete: lo scenario è ancora Macerata, l’Helvia Recina. Un cartello segnala da qualche giorno la rimozione di auto nello spazio antistante la gradinata dello stadio, in occasione della partita Matelica-Perugia. Già, perché la Maceratese, o meglio la sua ultima coraggiosa erede, dopo l’ultimo gran salto in Lega Pro si dibatte in campionati che non rendono merito all’araldico passato e alla passione che ha contrassegnato per anni ed anni il rito domenicale, a numeri alterni, dei maceratesi: prima allo stadio, poi al cinema con la fidanzata.

Grande festa in societa’ a Palazzo De Vico, in quella stagione agonistica amara ma formidabile
Alberto Prenna, ‘colonna’ difensiva della Grande Maceratese

Tuttavia il Matelica sa che, stavolta, giocherà non solo per la Città che fu di Enrico Mattei, ma pure del capoluogo e per una storia che si sta spegnendo ma che resta nel nostro immaginario collettivo con i riverberi del mito.