L’ultima partita di Costantino

Costantino Rozzi

CALCIO, AMARCORD – La città di Ascoli onora il Presidentissimo Rozzi nel ricordo del giorno della sua morte

L’annuncio arrivò subito, come sempre ad Ascoli nulla si tiene segreto, soprattutto una notizia così. A 65 anni Costantino Rozzi si spense. Era il 18 dicembre 1994. Al Del Duca clima surreale: il Picchio batté il Pescara ma tutto il popolo era triste, Rozzi aveva lasciato questa vita terrena. Un uomo di cultura, che di questa cultura da quell’istante ha fatto culto. La vera partita d’addio però Costantino l’aveva giocata nell’Immacolata precedente.

L’8 dicembre, “è un a vita che lotto”. Il derby è Ascoli-Ancona valevole per la semifinale della Coppa Anglo-Americana. Pur sempre un derby. Stando alle meravigliose pagine lasciateci in eredità da Bruno Ferretti, Costantino è lì, nel luogo sconsigliato dai medici, in mezzo al campo, in un mercoledì freddo e pungente contrastato da una lunga sciarpa di lana rossa. I segni del dolore sono evidenti e non solo per il gol di Cornacchia dei dorici che decide la partita. Lui è molto triste, non parla con nessuno, va via indossando il cappotto color cammello sempre a testa bassa, raggiungendo il parcheggio e andando a casa. Dieci giorni dopo sarà emorragia digestiva che non gli lasciò scampo. Da cultura a culto. Vivere o morire è un dettaglio occidentale.

Difficile certo, accostare un modello di capitalismo italiano alla filosofia samurai, uomo sicuramente lontano alla ridimensione delle proprie emozioni, al fatto che “nessun male sarà poi così grande, nessuna gioia così incontenibile”. Tutt’altro, Costantino era sentimento e lo è stato fino alla fine. Il calcio ha portato un uomo di soldi a pensare alla filosofia, a chiedersi perché migliaia e migliaia di imbecilli andavano allo stadio fino ad essere quello che andava ad aprirlo quello stesso stadio.

Il 18 dicembre ci ricorda che magari non si sa sempre come vincere contro gli altri, ma si può vincere se stessi. Costantino non era presidente di Milan, Inter, Juventus ma ha scritto la storia del calcio in egual misura con il segreto di prendere alla leggera le cose più importanti. Il calcio è un fatto sociale, una cosa importantissima, per lui era la “sua” cosa importantissima. Però nelle interviste Costantino parlava in dialetto, rideva, prendeva in giro. Lavorare, contrastare e prendere alla leggera le cose rilevanti. Se parliamo di oriente, allora, forse ho capito perché Instanbul adesso si chiama così. “Costantinopoli” è stata lasciata libera, magari ha più senso che Ascoli possa essere immaginata così.

error: Contenuto protetto !!