“Le fiamme e la paura di Zenga”: Spadoni ricorda il rogo del Ballarin

Giulio Spadoni, attuale ds Civitanovese

CALCIO AMARCORD – L’attuale Ds della Civitanovese, allora 15enne, quel 7 giugno dell’81 era presente allo stadio: “Non esistevano i cellulari, i miei genitori mi abbracciarono forte quando tornai a casa”

Sono passati esattamente 41 anni dal rogo dello stadio Ballarin, una giornata che ha segnato per sempre la città di San Benedetto del Tronto. Tra i presenti di quel Samb-Matera c’era anche Giulio Spadoni, ex direttore sportivo rossoblù e attualmente alla Civitanovese.

Raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione, Spadoni ci ha omaggiato di una lunga intervista in cui racconta quegli attimi di terrore impossibili da dimenticare: “Era il 7 giugno 1981 e io avevo appena 15 anni, quel giorno si giocava Samb-Matera, ultima partita del campionato di C1. I rossoblù con un risultato positivo sarebbero stati promossi in Serie B, quindi fu una settimana di grande attesa nell’ambiente calcistico sambenedettese. Abitavo vicino allo stadio e andai a piedi alla partita con il mio amico Paolo Mercuri. Lui era appassionato di ciclismo e voleva vedere la tappa del Giro d’Italia, così arrivammo al Ballarin un po’ in ritardo e questa fu una fortuna. Entrammo nel settore di gradinata sud pochi minuti prima dell’inizio della partita. Faceva caldissimo e c’erano tanti ritagli di carta per la coreografia di festa preparata dai tifosi. Appena dopo il nostro ingresso, un fumogeno caduto proprio su quella carta fece accendere due o tre focolai, che in pochi secondi si alzarono tantissimo causa caldo. La curva era strapiena e molti spettatori rimasero imprigionati tra le fiamme. Noi ci trovavamo in mezzo ai focolai, eravamo due ragazzini e ovviamente andammo nel panico. C’era gente che scappava e altri purtroppo bloccati dal fuoco”.

Tutto questo mentre le squadre stavano entrando in campo: “C’è una foto storica in cui si vede il portiere rossoblù Walter Zenga che all’ingresso si accorse subito di quello che stava succedendo. Noi avemmo la freddezza di guadagnare l’uscita e andare fuori, mentre qualcuno riuscì a buttare giù la rete di recinzione per far entrare la gente nel campo da gioco. Purtroppo in tanti sono rimasti ustionati e due ragazze, Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, sono decedute, oltre ad un’altra donna scomparsa qualche settimana dopo”.

La partita poi si giocò lo stesso e la Samb conquistò la Serie B tra le lacrime: “Parliamo di una tragedia incredibile, ricordo bene le fiamme ancora oggi dopo 41 anni. La Samb vinse e andò in Serie B, ma ovviamente il rogo fece passare tutto in secondo piano. All’epoca non esistevano nemmeno i cellulari, i miei genitori erano da tutt’altra parte e mi abbracciarono forte quando tornai a casa. Il pensiero va soprattutto a chi perse la vita e a coloro che sono rimasti segnati dalle ustioni. Sono felice che la Samb tenga vivo il ricordo ogni anno, come quando ero io dirigente. Quella maledetta giornata sarà sempre nel cuore di tutta la città, come una ferita aperta impossible da rimarginare”.

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