L’attrice Castelli: “Chiusura dei teatri un problema culturale”

Cristiana Castelli

La docente di dizione e teatro presso il Cotton Lab di Ascoli alza la voce

di Luca Gabrielli

Uno dei settori maggiormente colpiti dalle conseguenze della pandemia è quello del mondo dello spettacolo. Cristiana Castelli, attrice professionista e docente di dizione e teatro presso il Cotton Lab di Ascoli Piceno, ci racconta le difficoltà del momento e le opportunità nate da questo momento di crisi.

“Non entro in un teatro dallo scorso marzo e questo mi fa davvero stare male. Sto riuscendo a fare ancora corsi di dizione per adulti e laboratori di lettura per ragazzi ma la situazione è davvero difficile. Cinema e teatri, mai fonte di nuovi focolai, sono chiusi mentre altre situazioni e altri luoghi vanno avanti. Non capisco – dichiara Cristiana Castelli – ma credo che questo sia anche un problema culturale che va oltre la pandemia. Siamo sempre stati considerati lavori di Serie B ma non è cosi, il teatro in particolare ma l’arte in generale sono bisogni che tutti gli essere umani sentono, fanno parte di noi, di quello che siamo, della nostra crescita e della nostra cultura.

Faccio parte di una federazione di artisti e sotto le feste abbiamo fatto un’iniziativa del titolo ‘Adotta un attore’ per auguri di Natale particolari. Abbiamo percepito l’affetto, la necessità del pubblico di tornare in questi luoghi. Sono sicura che quando ripartiremo le cose andranno molto meglio di quando abbiamo dovuto chiudere. Per quanto mi riguarda sono una persona che non può stare ferma, in estate ho iniziato una collaborazione con le guide turistiche di Ascoli Piceno per degli spettacoli itineranti nel centro storico. Un’iniziativa che senza questa pandemia forse non avremmo mai fatto – conclude la Castelli – voglio quindi vedere il bicchiere mezzo pieno. In questi mesi ho scritto due copioni, ho studiato e scritto diversi progetti di cui sto aspettando risposta. Questa lunga chiusura ha stimolato il pensiero ma ora c’è la necessità di renderlo tangibile. Chi fa questo mestiere per passione ora vive una situazione di astinenza, scalpita, ha la necessità del contatto con il pubblico, di respirare l’aria del teatro e di sentirne l’adrenalina”.

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