L’altra faccia dell’Hotel House, il racconto di un’infermiera: “Ho trovato amore e affetto”

Jlenia Brinciotti, di Tolentino, effettua tamponi nel condominio multietnico di Porto Recanati

“Sono un’infermiera, una di quelle che tre mesi fa chiamavano ‘eroe‘, ora sono un’untrice di virus, una emarginata da certa gente che non dovrebbe essere chiamata tale, una che fa solo i tamponi! Voglio parlare di un’esperienza che mi ha fatto crescere e che mi ha segnato in maniera indelebile al punto da doverla condividere. Circa un mese fa, sono stata reclutata insieme ad altri miei colleghi in uno dei posti più ‘caldi’ della riviera marchigiana, l’Hotel House. All’inizio sono stata colpita da un grande senso di sconforto, paura di contrarre il virus e di essere aggredita; poi tutto è cambiato”. Così inizia il toccante racconto di Jlenia Brinciotti, infermiera di Tolentino, che lavora nel condomio multietnico a Porto Recanati.

“Ci hanno detto che saremo stati affiancati da alcuni mediatori culturali, ‘loro conoscono il posto e sanno come muoversi, non fate niente senza di loro’ – hanno precisato. Così abbiamo conosciuto Annalisa, Nicola, Adeel, Tayeb e Paolo. Quello che più mi ha colpito è che erano tutti sempre sorridenti, gentili e premurosi. Non li capivo, non riuscivo a comprendere come potessero amare questo luogo così tanto. Poi un giorno Tayeb e Annalisa mi hanno fatto fare un giro all’interno dell’Hotel House per andare a reclutare volontari al tampone Covid. E’ in quel momento che ho iniziato a vedere quel posto con occhi diversi: è un mondo di colori, musica, gente allegra e ospitale ma anche un mondo di degrado, diffidenza, sporcizia. Andai a casa incredula, sbigottita e pensai: ‘Non si può accettare di vivere così, di far crescere i propri figli in questa situazione sociale cercando di far credere che sia normale'”.

“Poi sono andata a bussare alle porte degli appartamenti. – continua Jlenia – Sono entrata nel loro mondo, Bangladesh, Pakistan, Marocco, Senegal, Tunisia. Ogni casa un profumo, un colore, un disordine o un eccellente ordine: ognuno a proprio modo! Ognuno di loro mi ha accettato in casa sua, ognuno mi ha offerto la propria ospitalità. Sanno che siamo lì per aiutarli, per ascoltarli, per rassicurarli, per portare sollievo. Così ho capito perchè Annalisa, Nicola, Adeel, Tayeb e Paolo sono meravigliosamente umani”.

“Sono arrivata in questo luogo come donna, non musulmana e bianca, non ho rispettato qualcuna delle loro regole (che non conoscevo) eppure ho trovato molto amore e affetto qui. – conclude – Ringrazio i radiosi sorrisi di questa gente, i loro occhi profondi e comunicativi. Mi scuso con chi non ho potuto aiutare“.

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