La storia di Greta Thunberg la martire

Torna la rubrica “Il volo del Condor”

A questo punto è necessario eludere la censura mediatica, che sopprime qualsiasi possibilità di poter esprimere dubbi o perplessità sul pernicioso fenomeno della compassionevole neo – ambientalista Greta, la cui triste condizione psicologica, viene sfruttata senza alcun ritegno, da persone sprezzanti e ciniche, che da una parte, in nome del cambiamento climatico, la stanno usando per vili interessi economici e dall’altra, hanno alimentato un movimento giovanile ad arte, il cui unico scopo è distrarre questi ragazzi stregati dai cellulari e dai selfie con un’illusione, così non si interessano dei reali problemi nel mondo.

 

Sappiate che Greta Thunberg fin da piccola soffre di una rara patologia, la Sindrome di Asperger, ovvero un disturbo pervasivo dello sviluppo, annoverato fra i disturbi dello spettro autistico. Gli individui portatori della sindrome di Asperger, presentano una persistente e grave compromissione delle interazioni sociali, schemi di comportamento ripetitivi, ossessivi e non hanno empatia, cosicché perseguire specifiche e ristrette aree di interesse, è una delle caratteristiche più predominanti della sindrome.

A circa undici anni Greta ha iniziato a soffrire le conseguenze della malattia, arrivando a rifiutare completamente il cibo. La situazione è poi parzialmente migliorata nel corso degli ultimi anni e, secondo quanto riferito dalla madre, Greta non riesce a distrarsi dalle questioni che la preoccupano o la appassionano. Quando ha focalizzato la sua attenzione sul tema dei cambiamenti climatici, il global warming è diventata la sua unica e sola ragione di vita. Tutto è cambiato, si è presa delle pause dalla scuola fino ad abbandonarla.

Ma come è diventata un’icona di questo movimento studentesco mondiale, seguita apparentemente da capi di stato, senza avere, in considerazione della sua giovane età, studi universitari alle spalle e nessuna conoscenza scientifica specifica in materia?

Scopriamo come, anzi chi, ha costruito ad arte l’immagine di Greta, per trarne benefici economici. Parliamo di Ingmar Rentzhog e di sua madre.

Ingmar Rentzhog è il fondatore di una startup di marketing che si chiama We don’t have time AB (società svedese registrata a Stoccolma, in Svezia n. Registro 559126-1994) ed è impegnato in una politica socialdemocratica e anti-sovranista. Ad un certo punto, ha deciso di nominare un advisory board formato da giovani ambientalisti. A novembre 2018, chiede a Greta Thunberg di far parte del board di questa startup e lei accetta. Ma Greta sa che cosa sia una società, un consiglio di amministrazione, un bilancio? Dopo tre mesi da questo avvenimento, parte la protesta di Greta, è un’iniziativa di successo, ma per il momento tutt’altro che globale.

Nell’agosto del 2018 e nei primissimi giorni del famoso sciopero di Greta dalla scuola, il sig. Ingmar Rentzhog è tra i primi a condividere l’iniziativa sui social. Comprende l’entità e la potenzialità del fenomeno che cresce intorno a Greta e, con una tempistica tutt’altro che causale, lancia una campagna crowdfunding, che gli porta 30 milioni di corone svedesi. Successivamente Greta esce dal board per “mancanza di tempo”, su consiglio della madre.

 

La madre ed una troupe televisiva accompagnano ovunque Greta, giorno e notte: non si sa chi scriva i suoi discorsi ma di certo, lei inveisce sdegnata e con rancore contro i paesi occidentali e le multinazionali, interessate al profitto e colpevoli di averle rubato il futuro ed i suoi sogni.

Uno degli aspetti più sconcertanti e dolorosi, è l’immagine o meglio il fermo immagine, dell’espressione di Greta quando vede passare davanti a lei all’ONU, il Presidente Donald Trump. In quel frangente, si ha l’esatta e triste percezione della sua condizione ed il suo ossessivo risentimento isterico, verso che ritiene responsabile del riscaldamento globale.

Quando accennavo alla censura mediatica mi riferivo al fatto che ci sono specchiati e rispettabili scienziati, anche della Nasa ad esempio, che hanno un approccio diverso in materia, non rispetto al riscaldamento globale, che è un fenomeno acclarato, reale ed indiscutibile ma in relazione alle sue cause.

L’inquinamento ed il CO2 sono i demoni da sconfiggere? Probabilmente no o non solo, in quanto ci sono studi, test ed analisi dei risultati delle sonde inviate dalla NASA nello spazio profondo, che hanno accertato che nel nostro sistema solare altri pianeti si sono “riscaldati, ed anche con un ritmo superiore a quello della terra negli ultimi decenni.

Cosa ci dice il riscaldamento di 10° C della superficie di Giove e della situazione simile situazione su Saturno, Tritone ed in particolare Marte? Marte è il pianeta più simile alla Terra – per dimensioni, distanza dal Sole, massa, composizione, geologia, inclinazione eccetera ed anche lì, si registra un marcato fenomeno di riscaldamento.

La notizia è imbarazzante.

Le menti grigie hanno stabilito che i cambiamenti climatici hanno una causa unica ed esclusiva: quella antropica, quindi è solo e soltanto l’uomo che, con le sue tecnologie, e modelli energetici e con le emissioni carboniche causa il cambiamento climatico e il riscaldamento.

Ma il global warming su Marte, dove ahimè noi non ci siamo, sconvolge questa verità, che ha assunto ormai per molti, l’indiscutibilità di un dogma.

La terra non è un sistema isolato e chiuso. Il clima è la principale interazione tra l’ambiente terrestre e il sistema solare. La climatologia “ufficiale”, il pool dominante di esperti e politici dell’Onu che ha imposto la dottrina del riscaldamento antropico, ha generato una raccapricciante distorsione conoscitiva: ha cancellato i fenomeni “naturali” dalle spiegazioni del clima.

Noi siamo parte di un sistema, quello solare, interconnesso, dove tutti i pianeti evidenziano, a gradi diversi, fenomeni comuni, di natura, tra cui cicli, cambi climatici, mutamenti delle temperature.

La spiegazione risiede nella variabile determinante che regge l’intero sistema: l’attività del Sole. La climatologia “ufficiale”, quella del global warming antropico, deve ora una spiegazione, ovvero come escludere che il riscaldamento terrestre non abbia le stesse motivazioni, “naturali” e non antropiche, che ha su Marte.

Per quale ragione non c’è un dibattito pubblico su queste due ipotesi antitetiche tra loro? La risposta è nella cinica violenza e censura mediatica, di chi vuole esorcizzare il dubbio legittimo che ognuno di noi può avere su qualsiasi argomento, per cui chi è “fuori del coro”, è un nemico da isolare, sbeffeggiare ed insultare.

Per inciso ed essere chiari, per questi signori il concetto di democrazia può, anzi, deve essere sacrificato nel nome del trionfo della tendenza politica del momento.

E’ davvero questo quello che vogliamo?

redazione
Author: redazione

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