La partitissima del secolo all’Helvia Recina con Diego Armando Maradona in panchina

Il biglietto della partitissima: Maceratese-Napoli (amichevole finita 1 a 3) con Maradona in panchina

CALCIO AMARCORD – Quei dieci giorni maceratesi del Pibe de oro. L’aggancio con Italo Allodi, deus ex machina del Napoli, venne favorito da Tony Giammarinaro, indimenticabile allenatore della Maceratese. I ricordi dell’avv. Giancarlo Nascimbeni

di Maurizio Verdenelli

Diego Armando Maradona all’Helvia Recina! L’annuncio in quell’estate torrida dell’85 risuonò forte dai colli maceratesi fino al mare ed oltre Ancona, ad Ascoli Piceno e nell’entroterra fino a Perugia. Con un team del genere si scatenò una caccia mai vista – e mai più ripetuta – al book office della Maceratese per il biglietto che avrebbe consentito l’accesso alla partita dell’8 agosto e (soprattutto) alle sedute per dieci giorni, di allenamento del ‘Pibe de oro’ e dei suoi compagni del Napoli – tutti campioni che due anni dopo avrebbero conquistato il primo scudetto della società partenopea.

Diego Armando Maradona in primo piano con Bruno Giordano, il direttore dell’Hotel Villa Quiete, Bernardo Cherchi e componenti dello staff del Napoli

Un sold out presto conseguito, che fece tirare un grosso sospiro di sollievo al diesse biancorosso Giancarlo Nascimbeni, che aveva visto le streghe difronte all’inflessibilità di mister Ottavio Bianchi che in conferenza stampa aveva subito e categoricamente escluso la partecipazione di Maradona all’amichevole finale con la Maceratese, che per contratto avrebbe dovuto pagare il soggiorno a Villa Quiete della carovana azzurra. Senza il ‘campionissimo’, verosimile appariva la prospettiva del classico ‘bagno di sangue’ per le casse della società del presidente sen. Rodolfo Tambroni. Personalmente ricordo un’allarmata telefonata di Giancarlo che chiedeva, perlomeno, di non fare da grancassa al forfait del ‘Pibe’, indietro – ‘tradizionalmente’ nella preparazione estiva – dichiarata dall’allenatore che, tenendo fede alla sua fama di sergente di ferro, mantenne purtroppo la parola data. Tuttavia alla fine tutto ciò poco importò: i biglietti andarono esauriti in un amen. Legioni di vacanzieri agostani maceratesi, inguaribili amanti del pallone, fecero in quei giorni di canicola la spola tra il mare civitanovese e lo stadio del capoluogo. E furono abbondantemente ‘ripagati’ dalle evoluzioni, dai funambolismi, dagli incredibili palleggi dei quali al mondo era capace solo Diego Armando.

Dieci giorni che fecero la storia, già ricca, del calcio cittadino. “Altri tempi decisamente – sospira al ricordo, Nascimbeni – quando a Macerata si preparavano per il massimo campionato Juventus, Milan (allenatore Liedholm), Pisa (presidente Anconetani), Torino (con i gemelli del gol Graziani e Pulici), Perugia (allenatori Giagnoni ed Agroppi). E il Napoli all star: con Maradona, ‘Giaguaro’ Castellini, Bertoni, Bagni, Pecci, Careca, Ferrara e Giordano, che qualcuno favoleggiava aver visto addentare… un robusto panino in un locale vicino al Campo dei Pini, all’ingresso di via Roma.

Maradona and band furono tutti magnificamente alloggiati a Villa Quiete che da qualche settimana ospitava, come ogni stagione lirica, i cantanti dell’Arena Sferisterio. In quell’anno ospite era pure la splendida soprano statunitense June Andersen alla quale (ricordo) Eraldo Pecci, non tradendo la fama di galante romagnolo, fece ‘da cavaliere servente’ ai cancelli di Villa Quiete, ‘meritandosi’ il titolo centrale del Messaggero, in cronaca di Macerata, dal sottoscritto allora guidata.

E ricordo pure splendide cene concluse con interminabili conversazioni sul calcio, fuori nel parco. Maradona non si sottraeva: aveva subito apprezzato il posto e con il direttore dell’hotel, l’indimenticabile Bernardo Cherchi, era diventato subito buon amico. “Tutto si ruppe –  mi ricordava talvolta Bernardo – quando, arrivata in albergo anche Claudia Villafane (poi sua moglie e madre di Dalma e Giannina, per la quale Diego aveva amore ed un’autentica devozione ndr) pretese che l’amatissimo barboncino bianco della fidanzata consumasse i pasti al tavolo con loro! Dissi al maitre di non servire il pur amabile cagnolino come un cliente qualsiasi. Me lo impediva il ruolo e il mio passato di direttore di uno dei più celebri alberghi di Roma: il Minerva”.

L’amichevole dell’8 agosto all’Helvia Recina vide Maradona in panchina. Tre gol di Bertoni chiusero la pratica: poteva essere poker ma Gabban s’oppose vittoriosamente al rigore tirato dallo stesso bomber napoletano. Ricorda Nascimbeni: “Finì 3-1 e si conclusero così dieci giorni indimenticabili. Tutto partì da quella firma all’hotel Janus di Fabriano in calce al contratto con Italo Allodi. Il gancio con il potente dg del Napoli ce l’aveva procurato da tempo Tony Giammarinaro, l’allenatore della sfida con il Perugia per la promozione in B, sul finire degli anni ’60. Tony, che il 29 ottobre ha compiuto 89 anni, l’aveva conosciuto a Suzzara, ai tempi del Mantova ed erano rimasti sempre in ottimi rapporti, trasmettendo questa preziosa amicizia a Macerata, chiamandone a far parte i dirigenti Stortoni, Monachesi e poi me stesso. Salsiccia sarebbe venuto più tardi”.

Anni formidabili durante i quali passarono a Macerata storia e protagonisti del grande calcio, con giovani che sarebbero poi approdati sui massimi palcoscenici come Roberto Patrassi, per 35 anni dirigente del Milan, braccio destro d Braida e Galliani.

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